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USAP - Unione Sportiva Amatoriale Poggibonsi

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PARLIAMONE CON
.....Marco Vignozzi

 
Rubrica quindicinale
di Mariano Rocchetta


Marco Vignozzi, qui con un... collega sconosciuto


Il terzo personaggio della nostra serie di incontri ci porta direttamente a discorrere dell’approccio al campionato di Promozione, con alcuni richiami all’Eccellenza – nei rispettivi Gironi A – e, accomodati davanti alla sua spaziosa scrivania, ne parliamo con Marco Vignozzi, al secondo anno quale responsabile tecnico dell’Amatori Valdelsa, uno dei grandi nomi del panorama calcistico amatoriale senese e valdelsano, in particolare.
Come sempre, per prima cosa ne tracciamo un dettagliato (complicato direbbe lui…) profilo calcistico:

D. Hai cominciato a conoscere il mondo amatoriale nell’85, quando approdasti all’Usap (anche se non lo era ancora) assieme a Marco Cecconi e Roberto Tozzi, che ricordi hai?

R. Era la squadra che affrontava, per la prima volta, il Torneo Regionale e vi ci approdai dal San Donato dove finii il campionato dopo il termine del militare. Prima tanta giovanile con il Poggibonsi ed un mezzo campionato a Barberino e la sensazione che provai fu quella di essere catapultato in un campionato dall’altissimo valore tecnico, cui partecipavano giocatori veramente forti. E non lo eravamo di meno anche noi visto il terzo posto finale ad un solo punto dalla qualificazione per la fase finale a quattro. Ci divertimmo una cifra.

D. Se dovessi descriverti per il ruolo impiegato?

R. Giocavo stopper e, senza falsa modestia, di gran classe ed estrema affidabilità, forte in elevazione, perentorio nelle chiusure ed abile nel far ripartire le azioni quando riconquistavo la palla tanto da meritarmi l’appellativo di “Piovra”, cioè quello che le pigliava tutte.

D. Da dove salta fuori …. La “Piovra”?

R. Successe durante una trasferta nel fiorentino. Salii a pressare l’attaccante fino alla lunetta del centrocampo e sullo scarico di questi verso il compagno di centrocampo mi avventaii su di lui vincendo il rimpallo, impadronendomi della palla e rilanciando un contropiede che condusse al gol del vantaggio ed alla vittoria finale proprio per 1-0. Da lì fui, per tutti i compagni, la “Piovra”.

D. Tre anni molto buoni conclusi con la finalissima di Coppa Toscana che, purtroppo, fu persa soltanto ai rigori. Poi?

R. Fu una bella delusione… un solo rigore sbagliato su dieci, il nostro. Poi tornai in categoria, alla Virtus Poggibonsi. Due anni dopo mi riaffacciai all’Usap, campionato Provinciale 1990-91, feci tutta la preparazione e giocai le prime due partite, ma tornai definitivamente in categoria: ancora Virtus, poi Barberino, Marcialla, Castellina, Malmantile. Due partite che, comunque, mi valsero l’iscrizione nel roster finale della squadra che vinse quel campionato.

D. Quindi, finita la carriera FIGC….

R. Eccomi all’Utensilferramenta, alla fine degli anni novanta, in tutte le sue varie espressioni, alternandomi in campo fra il mio ruolo di stopper e quello di libero. Un periodo di appartenenza lunghissimo (vi sono tutt’ora, anche se con veste diversa) totalizzando un numero di presenze tali che, credo, mi collochi ai primissimi posti nella classifica della società (ora, francamente, non sono stato a fare i conti) e, del quale, ho vissuto tutti i momenti importanti della sua storia, da quelli migliori con gli ottimi piazzamenti nell’Eccellenza, a quelli meno buoni con le retrocessioni in Promozione e la partecipazione al campionato nel quale siamo tutt’oggi.

D. Arriviamo all’anno scorso, di questi tempi, o poco prima…

R. L’anno scorso il passaggio dal campo alla panchina. Un anno iniziato con tanto entusiasmo e voglia di fare bene che si sono stemperate, poi, nelle difficoltà che abbiamo trovato strada facendo nell’affrontare il campionato.

D. A questo punto mi sembra logico, vista la tua fresca esperienza, chiederti di valutare le differenze che hai trovato nel cambio di ruolo.

R. Ti cambia completamente il mondo, soprattutto a livello organizzativo e mentale! Quando sei ancora un giocatore affrontare le varie situazioni è più facile: ti vien detto quando devi allenarti e quale tipo di allenamento fare, andare a giocare, come, dove ed in quale ruolo. Nella veste di allenatore tutto ciò che hai in testa, dalla gestione alla tattica del gioco, dalle idee da far provare in allenamento ed in partita al semplice insegnamento tecnico, balistico o di movimento, lo devi trasferire ad un gruppo di circa 30 ragazzi, molto eterogeneo, che non sai se ti sta a sentire fino in fondo, senza tener conto, infine, della preparazione mentale a cui ti devi assoggettare per affrontare un campionato a partire dalla preparazione delle partite fino a doversi preoccupare anche dei più piccoli dettagli nelle sedute di allenamento (come distribuire le casacche, i palloni da utilizzare, gli attrezzi, verificare lo stato di salute dei ragazzi, ecc.).

D. In quest’ottica come reputi siano cambiati i tempi?

R. La differenza maggiore che intravedo, oggi, fra i diversi tempi è la mancanza di rispetto delle regole “di spogliatoio”, che non sono scritte da nessuna parte, ma insite nel vivere comune. Oggi anche il ragazzino ultimo arrivato ti si propone con sussieguo, prima si stava ad ascoltare chi aveva più esperienza od appartanenza allo spogliatoio. Credo che gran parte del “merito” derivi dalle maggiori distrazioni che un giovane adesso ha per divertirsi e non sempre giocare a pallone resta ai vertici del suo interesse. Ai nostri tempi, almeno quando ero un tantino più giovane io, gli allenamenti settimanali e la partita, soprattutto, erano le più importanti ed attese valvole di sfogo, non si vedeva l’ora di usufruirne.

D. E dal punto di vista tecnico o, anche soltanto, di gioco?

R. Mi riallaccio a quanto ho detto sopra riguardo il periodo di “Regionale” all’Usap: c’era un maggior bel gioco, c’erano giocatori veramente forti che lo facevano brillare quel gioco e che non aveva niente da invidiare alla categoria (confronto che posso tranquillamente fare poiché vi ho giocato subito dopo). Non per niente, ricordi?, quel Cantagrillo Pistoia che affrontammo al primo anno si iscrisse, poi, alla terza categoria arrivando in due anni in Prima. E anche nei primi anni all’Utensile ho potuto constatare questo dato di fatto. Adesso mi pare che, da questo punto di vista, vi sia un vero e proprio ridimensionamento. Se si escludono pochi casi si vede privilegiare più l’aspetto agonistico, la corsa, il rilancio lungo, il pressing, la marcatura  asfissiante a chiudere gli spazi e le belle giocate rimangono, sovente, degli atti sporadici.

D. E tornando all’attualità, tu che li hai giocati entrambi, qual è la differenza sostanziale fra “Eccellenza” e “Promozione”?

R. Secondo me la differenza è abbastanza elevata, sia prendendo in considerazione la globalità dei due campionati, ma soprattutto quando consideriamo i vertici. Chi fa il salto di categoria se non si attrezza a dovere rischia di ritornare subito da dove è partito (il Malborghetto, che mi hai citato, è stata una rappresentazione unica nel suo genere…). Il livello tecnico in Promozione è ancora generalmente più basso per poter competere con l’Eccellenza, anche soltanto per la mentalità di chi è nel massimo campionato da diversi anni. E per mentalità intendo alimentare un gioco di squadra ben preciso che la connotazione con cui si individuano le caratteristiche delle diverse squadre.

D. Anche per quest’anno sono stati confermati i paly-off. Come li vedi da spettatore (per l’Eccellenza) e da diretto interessato?

R. In assoluto lo vedo come uno stimolo per tutte le squadre di giocarsi le proprie chances fino in fondo. In questa ottica, difatti, si affievolisce il timore verso quella squadra che, magari, ammazza ad un certo punto il campionato vanificandone il finale, dato che tutto ritorna, poi, in gioco. L’altra faccia della medaglia è sicuramente attribuire un maggior riconoscimento alla squadra che vince il suo campionato, idea da introdurre e decidere nelle opportune sedi. I play-off che decidono il campione provinciale in Eccellenza ed il terzo posto valido per salirvi nella Promozione tengono vivi i campionati fino alla fine.

D. A questo punto è d’uopo chiederti quali sono gli obiettivi dell’Amatori Valdelsa?

R. Non nascondo che l’obiettivo (il sogno) principale è quello di conseguire la promozione diretta. Quello minimo è di agganciare, perlomeno, i play-off per giocarsela fino in fondo e, comunque, divertirsi sempre tutti assieme.

D. Le prospettive tecniche?

R. Sono buone! Nel nostro gruppo costruito all’insegna della continuità nel tempo si sono inseriti alcuni nuovi elementi, anche provenienti dalla categoria superiore, da cui, ben amalgamando il tutto, può scaturire un cocktail interessante che potrebbe regalarci proprio quelle prospettive tecniche e tattiche utili a centrare il nostro obiettivo.

D. E gli avversari? L’Usap, in amichevole, ha incontrato Ancaiano, Cus Siena, Marcialla City, e Castellina in Chianti e ha trovato buone squadre con una discreta organizzazione. Che campionato ti aspetti?

R. Non trascurerei la storia della Trieste e del Castelnuovo, piuttosto che il CRAL MPS (visto l’avvio?), senza sottovalutare le altre che non ho citato poiché non ne conosco a fondo gli organici e che potrebbero rappresentarele altre forze di un campionato che, in partenza, vedo molto interessante, difficile e spero divertente e spettacolare.

D. La situazione arbitrale per il campionato di Promozione come la vedi?

R. Da quando sono passato dal campo alla panchina osservo il settore arbitrale sotto una luce diversa. Da giocatore il mio primo pensiero era quello di salvaguardare me stesso nell’ambito della prestazione di squadra. Da tecnico mi rendo conto che la cosa migliore è cercare di agevolare al massimo il loro compito, che è già di per sé molto difficoltoso. Filosofia che cerco di trasmettere anche ai ragazzi, anche se ci vuole molta pazienza e perseveranza. Il livello arbitrale lo trovo tranquillamente commisurato a quello della categoria e se riusciremo ad andare di pari passo potrà far togliere soddisfazioni a tutte le parti.

D. Siamo ai saluti finali, cosa auguri a tutto il movimento in generale ed alla tua squadra in particolare per il 2011-2012?

R. Un campionato improntato al massimo divertimento per tutti e, per la mia squadra, il raggiungimento degli obiettivi fissati, tutti assieme, con quelli con cui siamo partiti.


Grazie e buon divertimento a tutti quanti.    
Marco Vignozzi
         Mariano Rocchetta


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