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PARLIAMONE CON.....Enrico Fornai

 Rubrica periodica di Mariano Rocchetta


 

Eccolo quì, il "Fico" a dividere il lettino (nientepopodimeno)  con Collina

 

 

L'anno scorso questa rubrica aveva esordito con l'inedita intervista al Presidente pro-tempore della Uisp Calcio Provinciale che ci introdusse in un campionato bellissimo ed in una stagione molto più che soddisfacente per il nostro movimento calcistico provinciale. Quest anno si principia con un'altra  "intervista" inedita, anzi più una chiacchierata, no direi molto vicino, o quasi, ad una "goliardata" visto il tipo di personaggio con cui abbiamo a che fare: "E' del '60, però.... che gol che fa...."  Se ritmiamo cantilenando questa strofa è capace che ci viene anche a mente chi potrebbe essere....

 

Eh, sì! E' proprio lui, qui davanti a me, ospite della Sede dell'Usap, luogo prescelto per la composizione di questo confronto, un uomo per tutte le stagioni, un "ragazzo" solare, imprevedibile, indistruttibile nelle sue non convinzioni, che sembra non prendere mai niente sul serio, magari perchè per lui è serio proprio quello che non lo è convenzionalmente per noi: Enrico Fornai, i' Fico, che ha percorso più d'un trentennio a navigare e spendere il suo talento da goleador purissimo su tutti i campi della nostra provincia amatoriale, da quelli d'un limpidissimo verde a quelli più polverosi, vestendo le maglie di numerose società, quasi esclusivamente poggibonsesi, marchiando a fuoco impresso una moltitudine di partite e di difese.

 

D. Allora Enrico, da dove cominciamo?

 

R. Ma da qui, innanzitutto: Viva la Fica!....... Ma si può dire?

 

D. Beh, credo di sì, che si potrebbe offendere? Sempre viva!...  Ok,  già.. già.. Rompiamo il ghiacco con la prima domanda: come ti senti ad affrontare un nuovo campionato alla tua età (non che il fisico ti tradisca, ma le primavere sono diverse...)?

 

R. Parto dalla tua prima considerazione: il fisico che non mi tradisce, principalmente di testa perchè sono convinto che con una buona preparazione e allenamenti mirati e specifici posso ancora dire la mia, anche dal punto di vista agonistico, magari aiutando tanti giovani di adesso che vedo privi di quella conoscenza ed esperienza tale da farli  competere con certe squadre e  in certe partite. Logicamente devo essere io, il primo, in grado di mettermi in competizione, ma una volta raggiunta la forma ottimale, se mi mettono le palle che prediligo (lo struscino n.d.r.), credo di essere in grado ancora di realizzare un po' di gol, sempre che mi reggano i ginocchi che, recentemente, fanno un po' le bizze

 

D. Enrico, come si fa a mantenere un invidiabile fisico come il tuo?

 

R. Innanzitutto facendo una sana vita sregolata (a questo punto ti richiamo l'inizio intervista!!!), però mi preme fare una precisazione: per sregolata non intendo buttarsi via con litri di alcool se non addirittura assumere sostanze stupefacenti, l'intendimento è di estremizzare al massimo consentito il divertimento goliardico.  Ti fo un esempio: quando giocavo nel Bar Perù ('92-'94 circa) solevo andare in discoteca a ballare fino a mattino inoltrato, mi portavo dietro la borsa già fatta, e quando finivo andavo fino al Bar aspettando che arrivasse i' Cuba ad aprire, alle 5.50/6 circa. Mi faceva entrare, mi scaldava il biliardo e mi ci sdraiavo sopra, dormendo un paio d'ore, con la borsa sotto la testa, aspettando che arrivassero gli altri per andare, poi, a giocare le partite di domenica mattina (alle ore 8 circa).

 

D. Allora a casa un ti vedevano tanto, tanto...

 

R. Adì' zingaro è di poco e, poi, un duravo fatica a mettermi il pigiama......

 

D. Quindi, una sana vita alla ricerca dei suoi piaceri più accentuati, una tranquillità nel gestire le vicissitudini della stessa, ma quando i maligni ti dicono che non è che ti ammazzavi proprio di lavoro....?

 

R. Non è che stia proprio così! La devi interpretare come l'ottimizzazione delle opportunità lavorative che ti si presentano e quando si presentano si sfruttano tutte le possibilità che concedono.

 

D. Torniamo un po' all'inizio, velocemente: carriera in FIGC condotta unicamente con l'U. S. Poggibonsi ....

 

R. E io sono uno dei pochi poggibonsesi ad aver giocato per tante stagioni nella squadra della propria città (sei anni dal 1976 al 1982). Se ne possono vantare soltanto altre quatro o cinque persone che hanno giocato in categoria superiore alla mia di Poggibonsi.

 

D. Proseguiamo con il tuo inframmezzare nel campionato amatori saltando da Toscana Lamiere (2 presenze, 2 gol nel 1979/80, ndr), a Grundig, a Mobili Sacchini esibendoti pressochè se non soltanto nei vari tornei estivi o coppe varie. Infine il tuo avvento nel campionato normale con il Bar Perù...

 

R. Al Bar Perù mi ci porta Andrea Degl'Innocenti i' Puzza dove comincio, in pratica a giocarvi nei primi anni 90. In precedenza avevo partecipato a numerosi tornei, fra cui anche quelli di calcetto che tu ricordi bene.....

 

D Soffermiamoci un attimo qui. Già ti conoscevo come forte giocatore locale, ma non ti avevo visto mai in diretta prima degli scontri al palasport del Bernino. Mi ricordo che feci carte false per poterti avere in squadra l'anno successivo alla finale persa con il Biancazzurro, e mi pareva strano che la gente che avevo con me, Migliorini, Buraschi, Bechini, non fossero in grado di convincerti a scegliere noi. Ti domando, quindi, se le tue scelte erano proprio dettate da tue considerazioni personali?

 

R. Infatti ho sempre scelto io, in prima persona, le squadre dove andare a giocare, senza lasciarmi tradire da sentimentalismi vari, ma verificando l'effettiva forza della squadra, la prospettiva che mi concedeva in sede di impiego e, in conseguenza anche se non diretta, dove potermi divertire al massimo.

 

D. Allora venisti con me per divertimento? Vista  la composizione della squadra non ti avrei mai garantito di giocare sempre.

 

R. Anche, ma perchè stimavo tutto l'ambiente a partire dai compagni che già conoscevo, dall'allenatore che non conoscevo e ho imparato ad apprezzare e, non ultimo, anche per la serie di risultati vincenti che quel gruppo faceva.

 

D. Tornando al campo grande, tanti campionati in cui sei stato sempre il capocannoniere, tanti tornei estivi vinti anche con soddisfazioni personali, ma, se si esclude l'"annus orribilis" con Sacchini nel Regionale, conosci il massimo campionato provinciale uisp con l'Utensilferramenta ad inizio 2000. Cosa riscontrasti di diverso rispetto agli anni precedenti passati nella categoria di sotto?

 

R. La prima cosa che si riscontra è la notevole differenza fra i due campionati dove si confrontano, nel primo, squadre molto più vaccinate a giocare contro squadre forti. Ho sempre invidiato le squadre che giocavano con una accentuata propensione offensiva, poichè penso da punta e egoisticamente parlando piaceva anche a me avere sette/dieci occasioni da rete da poter sfruttare. Cosa che capiterà nei successivi campionati dove le squadre cominciano ad equivalersi di più e allora anche a me bastavano le due / tre occasioni per timbrare il mio marchio.

 

D. Ricordo infatti il tuo gol di tacco con il quale l'Utensilferramenta vinse al sussidiario con l'Usap.....

 

R. E' l'anno che feci 10 goal nel campionato principale e tutti condensati nell'arco di due/tre mesi!

 

D.  Questo fa ricordare che i tuoi campionati erano spesso condizionati dai tuoi  viaggi nel paese di tua moglie...

 

R. Erano viaggi che univano insieme, il divertimento, gli affari e gli affetti familiari, però mi segavano il campionato in due e ero costretto, al mio ritorno, a dare il meglio di me in poche giornate.

 

D. Anche quando tornasti all'Usap lasciasti il segno con tre goal, di cui uno decisivo a Rapolano (gol in spaccata ad eseguire il famoso struscino all'ultimo minuto).

 

 R. Approfittai di un tiro in diagonale di Razzanelli, intuii che la palla potesse essere sempre in gioco e infatti il portiere se la fece sfuggire ed io ero pronto per ribatterla in rete. Tuttavia in merito a ciò ti voglio narrare un piccolo aneddoto: la partita la stavamo perdendo e si era ormai nel quarto d'ora finale quando i' Fontirossi, anziché guardare dalla parte di chi si stava scaldando, mi chiamò dalla panchina e mi disse: "Fico, un' ti scalda' , entra e fa gol!". E così feci.

 

D. Se dobbiamo restare nell'ambito dei ricordi, torniamo alla finale dell'Over 35 che vincemmo  a Caldana nel 1999: Ti ricordi niente?

 

R. no.... rinfrescami la memoria....

 

D. Allora! Si gioca la finale, io t'aspetto e tu non ci sei. Ti chiamo al cellulare per ricordarti che c'è da giocare una finale, e tu mi dici "O Pelo, e sto uscendo da Bologna ora. Arrivo subito!"  Avevo tanta fiducia in te che ti feci mettere in lista e dissi ai ragazzi che stavi arrivando da lì a poco senza specificare da dove.

 

R. Sì, ora mi ricordo, arrivai per l'inizio del secondo tempo, mi spogliai, entrai e con due reti risolsi quella finale (3-1 per noi!!!!).

 

D. Eh, altri tempi. Dimmi Enrico  succederebbe adesso una prova di fiducia come quella secondo te?

 

R. Credo di poterne dubitare. Adesso vedo un altro tipo di approccio alla partita. Un professionismo anche fin troppo accentuato, in tanti aspetti e situazioni, e ho paura che l'aspetto fiduciario umano sia un po' messo in secondo ordine.

 

D. Ultimamente hai subito alcuni infortuni che ti hanno fatto girare le scatole (in precedenza raramente ti eri trovato in queste situazioni), qual'è stata la tua presenza di spirito in merito a ciò?

 

R. Non mi ci ero mai trovato in situazioni di infortuni prolungati. Sarebbe stato facile per me dire basta, oramai ho dato tanto, chi me lo fa fare. Però la testa mi ha sempre detto di provare a continuare, anche soltanto per la soddisfazione di trovare quella squadra che ti potrebbe consentire di finire una carriera lunga come la mia in bellezza. Non è stato facile, proprio per quanto ti dicevo prima, l'accentuato "professionismo"  di tante squadre dovuto ad una eccessiva ricerca dell'agonismo esasperato, che non vuole concedere troppo alle giocate e,  in conseguenza, il malcelato scetticismo contro il quale mi sono dovuto, mio malgrado, confrontare anche di fronte a persone che conosco da tanto tempo e che non  vogliono neanche concedere chances sia per l'età, sia per il tipo di gioco "retrò" che rappresento. Ecco, vedi, è proprio contro questo tipo di atteggiamento che la mia testa mi convince di combattere e finchè troverò una società che mi fa baluginare questa possibilità, io combatterò.

 

D. Anche per questo la tua scelta di "tornare" all'Amatori Valdelsa"?

 

R. Sì anche per questo, per poter dare il mio contributo alle ambizioni di questa squadra che mi ha concesso questa possibilità.

 

D. Quanto durerà secondo te?

 

R. Beh se continua questa sorta di razzismo contro "noi vecchietti", ho paura che dovrò pensare ad un primo prepensionamento verso i sessant'anni.

 

D. Domanda finale. Enrico non abbiamo parlato mai del campionato  che andrete ad affrontare, lo facciamo ora: con quali ambizioni?

 

R. L'ambizione principale è quello di giocare per vincerlo (come ho fatto in tutti i tornei ai quali ho partecipato), quella personale è quella di fare goals in faccia a tutti gli scettici.

 

Ok siamo ai saluti finali, come vuoi lasciare i nostri lettori?

 

R. Intanto un saluto  a tutti gli amici, viva e sempre la fica, ma ti chiedo, però, di poterci vedere un'altra volta perchè ho ancora tante cose da dirti.

 

 

Mariano Rocchetta

Enrico Fornai detto i' Fico 


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