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USAP - Unione Sportiva Amatoriale Poggibonsi

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PARLIAMONE CON.....Emilio Bruni
 
Rubrica quindicinale di Mariano Rocchetta

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"Milio" Bruni...la testa nel pallone!


Per questa odierna puntata di incontri con i protagonisti passati e presenti del nostro mondo amatoriale abbiamo attinto alla preziosa disponibilità di un personaggio  conosciuto in tutta la Provincia, che si è messo in uno stand by momentaneo, ma che conta di ritornare in pompa magna entro brevissimo tempo per riprendersi la notorietà ed il posto che gli spettano di diritto: parliamo di Emilio Bruni, coach uscente del Vico 2010/2011, che ha accettato di buon grado il nostro invito.

D. Emilio, buonasera, ti ringrazio innanzitutto in nome della nostra vecchia amicizia ed anche per la tua disponibilità e, come anche per gli altri, iniziamo dagli albori della carriera?
R. Chiaramente essendo io di San Gimignano la mia trafila è quella classica nel settore giovanile della mia città con il quale ho conseguito la vittoria nel campionato provinciale “Allievi” nel 1977.

D. Quindi in prima squadra…..
R. Io entrai a far parte della prima squadra già durante l’anno della vittoria negli Allievi. Ti posso dire che quella stogione, a cavallo dei 16/17 anni, ho giocato 5-6 partite in prima squadra del San Gimignano. Ti confido che la Società pagava e anche volentieri, la multa prevista per chi schierava giocatori dagli Allievi e che era, allora, di £. 5.000 per ogni volta che venivano utilizzati,  una tassa imposta dalla FIGC  proprio per questi motivi. L’anno successivo entro in pianta stabile nella rosa della prima squadra in Prima Categoria giocando la bellezza di 14 partite corredate da 4/5 goal. E vi ho giocato fino ai 25 anni (fino al 1986), tranne una breve parentesi al Poggibonsi in Promozione nel 1980, dove giocai circa una ventina di partite  (facendo 7 goal), intramezzate dalla chiamata per il militare che mi fece perdere più d’un mese, assieme alla possibilità di continuarvi a giocare successivamente. Il lungo periodo di appartenenza al San Gimignano mi ha consacrato (e lo sono tutt’ora) quale miglior cannoniere della squadra, ma non mi chiedere con quanti gol perché non me lo ricordo.

D. La carriera in categoria come continua?
R.. Nel 1987 passo al Chiusdino vincendo il campionato di seconda categoria e conseguendo il secondo posto in quello successivo di prima, quindi nel 1989 passo al San Rocco a Pilli, per due anni, dove vinco due campionati consecutivi (2ª e 1ª categoria)  portando la squadra al campionato di Promozione.

D. Risultato che non ti sei goduto…
R. Eh, no ! Difatti l’anno dopo sono ritornato in Seconda all’Ulignano, rivincendo un’altra volta il campionato. L’anno successivo rottura del tendine d’achille, conseguente operazione e lungo stop fino al rientro nel 1993 a Chiusdino (ancora in 2ª). Poi sono andato a Quercegrossa (medesimo campionato) vincendolo nel secondo anno. Logicamente, ogni volta che vinco, me ne vado e questa volta sono a Castellina in Chianti nel 1996, però in Prima, dove subisco la rottura dell’altro tendine d’achille, una vera iattura. Cosa che, tuttavia,  non mi convince a smettere perché, mi riopero, recupero e rigioco a Tressa l’anno dopo. Alla fine, finalmente (ride ndr), finisco la mia avventura in categoria.

D. Come ruolo sei sempre stato un attaccante sia centrale che laterale, un’iradiddio per la categoria, ma quanti goal pensi di aver realizzato in totale, all’incirca?
R. Si ero un attaccante potente ed un buon realizzatore. Chiaramente non ricordandomi del mio record a San Gimignano, figurati se posso ricordarmi del numero degli altri goal che ho fatto. Tuttavia credo di essere complessivamente arrivato a realizzare poco sotto i trecento goal, distribuiti in tutte le categorie nel quale ho giocato.

D. Apro una parentesi nostalgica e felice per me : quando vincemmo il Torneo di Calcetto “Città di Poggibonsi”, anno 1986, ti ricordi che faccia fecero quelli dello Staggia quando ci rividero nei quarti?
R. Sì! Perché pensavano di averci buttato fuori nel gironcino di qualificazione, ma noi rispuntammo dai recuperi e, guarda caso ci ritoccò proprio lo Staggia nei quarti   di finale. Quando ci videro trasecolarono e la partita, in pratica,  la vincemmo prima di giocarla! Come tutti i tornei vincenti mi ricordo con piacere quello di Poggibonsi, con la maglia granata del Rigogolo. Compagni di squadra avevo i fratelli Buraschi, Piero Migliorini, i’ Fico, Pasquini e Massimo Casini in porta, allenatore i’ Pelo. Fu veramente un gran torneo, sotto tutti i punti di vista. 

D. Bando ai ricordi. Finisci in categoria ed inizi nell’Amatori. Con chi?
R. Con la Mobili Sacchini. Fu proprio Fiorenzo in persona che mi venne a cercare e, sai com’è fatto Fiorenzo, alla lunga ti strenua, non puoi dirgli di no!…

D. Siamo nel 1998, e diventi anche  una delle bestie nere storiche dei derby con l’Usap. Cosa ti lasciavano quei derby?
R. In effetti ho fatto alcuni golletti all’Usap! Il derby, a livello emotivo lo sentivo meno di tanti compagni, forse  anche perché più avvezzo ad affrontare partite del genere, così importanti e, pertanto, lo affrontavo con la giusta carica. Sicuramente sapevo di incontrare una squadra forte e, in quel momento, vincente, perciò il mio impegno e la mia concentrazione erano improntati al massimo.

D. Dopo Sacchini gli ulteriori sviluppi sono?
R. Sono andato a Staggia, siamo nel 2004, e mi ricordo che vincemmo nelle ultime giornate consecutivamente contro il Monteaperti e l’Usap, che poi si giocarono lo spareggio per il titolo. Un Campionato, che era l’esordio per lo Staggia e che finì in modo molto lusinghiero. A Staggia vi ho giocato quattro anni, intervallati dalla stagione 2006/2007 dove ho fatto il dirigente a San Gimignano chiamato dai vecchi amici. Un anno così, così, che mi indusse al ritorno a Staggia dove ho smesso, definitivamente con il calcio giocato, nel 2009.

D. Quindi attaccate le fatidiche scarpette al chiodo alleni, per la prima volta, a Vico.
R. Proprio così. Fui chiamato da Funaioli che mi propose l’incarico di allenatore di una squadra in veloce fase di crescita, all’interno di un progetto veramente interessante.

D. Un piccolo break per chiederti: qual è la differenza più marcata che hai trovato fra l’essere giocatore ed il diventare allenatore?
R. In parole povere, crude  e immediate: a giocare ti sfoghi, in qualsiasi modo esprimi tutto quanto all’interno del campo di gioco, fino al sollievo della liberazione; a fare l’allenatore, no! Devi pensare a troppe cose ed è un ragionamento completamente differente da quello del giocatore.

D. Il salto di qualità a Vico, come nasce?
R. Il primo salto di qualità è stato quello mentale. Riuscire a convincere un gruppo, che già faceva bene di suo, che poteva fare meglio se incanalava tutte le sue energie, anche quelle psicologiche, nello svolgimento del lavoro in campo, sia in fase di allenamento che, soprattutto, in partita, è stato il primo passo cruciale. Poi, il completamento della rosa della squadra con quegli elementi che aiutano tutti gli altri a esprimersi secondo le loro peculiari caratteristiche ed a rendersi conto che veramente possono dare di più e, con l’esempio, glielo fanno proprio dare.

D. Dopo il finale dell’anno scorso, anno sabbatico, com’è andata?
R. A differenza di quanto tanti possano pensare avevo già deciso in anticipo di finire la mia avventura a Vico, perché mi portava ad avere troppa pressione nella conduzione di un campionato importante come quello che poi abbiamo fatto, e avevo già messo al corrente tutto l’ambiente di quanto avevo deciso. Ciò non toglie  che il finale  di campionato che abbiamo realizzato è stato mitico, abbiamo recuperato ben cinque punti al Campiglia per arrivare al primo posto finale. La finalissima, poi, chiaramente ha tutto un aspetto per conto suo. Secondo il mio punto di vista lì si è vista la sottile differenza che passa fra chi ha esperienza ed è abituato a giocare simile partite secche e fra chi le affronta, in pratica, per la prima volta. Poi la sconfitta ai rigori può essere anche sfortunata, come lo è stata …. (sorride amaro ndr)

D. L’attuale straordinario stato di forma del Vico e l’invidiabile classifica di quest’anno la senti anche un po’ tua? E, poi, cosa farai da grande?
R. Per il lavoro fatto nei due anni che abbiamo passato insieme e che ho riscontrato nelle partite che sono andato a vedere (ad esempio l’ultima a Staggia), per un piccola parte penso di poter gioire, perché vi vedo la voglia della squadra di primeggiare com’è stato nell’anno passato insieme.     Per ora mi diverto ad andare a vedere qualche partita del campionato, in modo rilassato, e gustandomi ciò che vedo. Non mi aspetto che rimanga sempre così, poiché mi sa che la voglia mi assalirà di nuovo più ci si avvicina alla fine di questo torneo e allora …… vedremo (ride ndr).

D. Se dovessi scegliere, velocemente, il momento migliore e quello peggiore della tua carriera, a quali ti riferiresti?
R. Sicuramente quello migliore nella carriera FIGC è il periodo passato fra Chiusdino e San Rocco con campionati sempre vincenti, o comunque, da primato, mentre nell’Amatori equiparerei le mie stagioni da giocatore a Staggia, dove ci siamo veramente divertiti, con i risultati ottenuti  a Vico da allenatore. Il momento peggiore è veramente quando mi sono rotto per la prima volta il tendine d’achille, per tutto ciò che ho passato, per il tempo perso nella riabilitazione, per la speranza che non sia stato un capolinea.

D. E se, invece, dovessi valutare il gioco espresso in campo, quali differenze annoteresti a distanza di tanto tempo dal tuo inizio nell’amatori?
R. Parti dal presupposto che, a differenza di una volta, non ci sono più squadre che fanno un solo allenamento settimanale, e questo comporta al sabato di vedere una maggiore velocità sia nelle espressioni del gioco che nel portare il pressing oppure ad aggredire gli avversari per non farli giocare. Ora, mi pare, che non esistano quasi più le squadre materasso ed ogni partita sembra che faccia storia a sè.

D. Vedendo questo torneo dall’esterno (tuo malgrado) come lo valuti? E l’arbitraggio?
R. Per me, ogni anno, è sempre più bello. Ci sono giocatori nuovi, parecchi giovani (che prima scarseggiavano) e che portano una ventata nuova e rinfrescante al gioco delle varie squadre. Secondo me gli arbitraggi sono, complessivamente, adeguati alla categoria ed al rinnovo del gioco che viene espresso. Sono pochi coloro che si fanno trovare impreparati sotto il profilo agonistico e della personalità. Temo, invece, che ci si sia poco ricambio, poiché bene o male girano sempre i soliti arbitri e alla lunga potrebbe essere una situazione che si potrebbe ritorcere contro. Auspico che vengano trovate nuove leve anche per gli arbitri.

D. Mi sa che sfondo una porta aperta, visto l’epilogo sfavorevole dell’anno scorso, facendoti la prossima domanda. In un secco commento: play-off sì o no e per quale motivo?
R. Per l’argomento play-off ti rispondo in due modi e, ho paura, non proprio seccamente. Nel primo lo vedo come un prolungamento di un campionato che finisce troppo presto e comprendo che per la Uisp sia un modo per permettere a squadre, che potrebbero non impegnarsi più al massimo perché troppo staccate dalla vetta,  di rientrare in gioco. In questa ottica potrebbero effettuarsi anche i play-out, ad esempio, però soltanto in presenza di un campionato con, perlomeno, sedici squadre. Dal secondo lato la cosa non mi piace in virtù della poca importanza data alla squadra che arriva prima in classifica rispetto alle altre. E’ vero che da quest’anno in caso di parità, passa la squadra meglio classificata, ma perché non mettere questa regola anche per la finale? Se per assurdo la finale viene effettuata fra una prima di girone ed una quinta, quale essa sia (del girone A o del girone B), perché la prima deve rischiare di perdere ai rigori? In caso di parità vince la squadra meglio classificata anche in finale. Se poi la finale è fra le due prime dei gironi, allora va bene la conclusione ai rigori.

D. Te la senti di proiettarti in un pronostico parziale o finale del campionato di quest’anno?
R. Te lo dividi in due parti: la prima è l’augurio ai ragazzi di Vico di arrivare a rigiocarsi quella vittoria così sfortunatamente sfuggita l’anno scorso; la seconda è di valutazione delle squadre finora viste nel campionato e ti posso assicurare che il Campiglia, anche se in questo momento naviga un po’ lontano dal primo posto, mi sembra ancora la squadra più tosta e quella da battere.


Per i saluti finali un grande ringraziamento a    
Emilio Bruni

da Mariano Rocchetta


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