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PARLIAMONE CON.....Riccardo Tognazzi
 
Rubrica quindicinale di Mariano Rocchetta

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Riccardo Tognazzi, una storia fra la Val di Merse e la .....montagnola


Di nuovo il Campionato di Promozione, ed in particolare il Girone A, nel mirino della nostra
chiacchierata di questa puntata, con Riccardo Tognazzi Responsabile Tecnico del G. S. Ancaiano, ma anche grande difensore centrale nel Campionato Eccellenza UISP ed uno dei nomi più rilevanti nel panorama amatoriale senese, cui va il nostro ringraziamento, e mio personale, per essersi reso partecipe di questo gradito incontro.
 

D. Ma lasciamogli la parola per fargli raccontare gli inizi ed il passaggio nella grande famiglia Uisp di Siena.

R. Grazie a te che mi dai l’opportunità di raccontarti le nostre storie. Inizio col dirti che sono di Rosia, perciò ho fatto tutta la trafila delle giovanili nella mia città fino a conseguire il successo Provinciale con la formazione Under 18 (1985 -1986 ndr). IL mio vero e proprio inizio con i campionati FIGC avviene l’anno successivo con il Brenna in terza categoria. Vi sono rimasto fino al 1989, in pratica, fino al termine della sua esistenza e proprio in quell ultimo anno feci la bellezza di 13 goal giocando da mediano.


D. Come si fa a realizzare 13 goal da mediano?

R. In pratica nel campetto di Brenna tiravo da quasi tutte le posizioni e, poi, gran parte di quei goal li ho realizzati su calcio di rigore, non per vantarmi, ma ero molto bravo a calciarli.


D. E al termine della stagione a Brenna?

R. Passo al Monticiano, sempre in terza categoria, che vincemmo nel giro di due stagioni, poi sospesi l’attività in categoria al termine del terzo anno ed eravamo nel 1992.


D. L’anno in cui arrivi nella UISP. Come ci “caschi”?

R. Devo ringraziare Carlo Signorelli, allenatore della Misericordia di Siena e che era stato il mio allenatore anche ai tempi di Brenna. Abbracciai immediatamente il progetto che mi presentò e vi rimasi fino al 2000/2001, gli ultimi tre anni, però, giocati in terza categoria (un primo ritorno)  poiché la Società si iscrisse  a quel campionato FIGC.
La Misericordia molla il calcio nel 2001, pertanto mi trasferii all’Ancaiano, che allora frequentava la Promozione UISP, anche seguendo il corso della vita dato che mi sposai e entrai nell’ordine di idee di accollarmi un impegno sportivo più leggero.
Un anno solo, pero, perché Signorelli venne a ricercarmi anche lì e mi convinse ad andare a Pievescola, di nuovo  in terza categoria, dove giocai poche partite dato che Carlo fu mandato via e venendomi, quindi,  a mancare delle motivazioni importanti decisi di lasciare poco dopo.


D. Quindi?

R. Quindi torno nella UISP, al Caltoiano (2002/2003) dove vinciamo subito la 1ª categoria (era in pratica una terza serie) al termine dei play-off.  Il bello è che approfittammo di un regolamento molto particolare, poiché vincendo lo spareggio con la 4ª classificata della Promozione (lo Staggia ndr), addirittura facemmo il doppio salto di categoria, raggiungendo l’Eccellenza Uisp nello stesso anno.
Quello successivo fu un campionato per noi intenso, interessante, ma anche molto sfortunato, poiché retrocedemmo perdendo lo spareggio delle quart’ultime con il Vecchio Pozzo (2-1 a Tressa ndr), dopo un torneo che ci aveva visti inizialmente nelle zone basse della classifica, poi a centroclassifica con una rimonta imponente, per venire risucchiati proprio nelle battute finali nelle secche che ci condannarono.  Al termine della mia frequentazione a Caltoaino, nel 2006/2007, sono andato nella Società dell’Amatori Sovicille, contribuendo nel tempo alla sua evoluzione fino all’attuale  G. S, Ancaiano.


D. Vedo che il tuo rapporto con Signorelli è stato molto sodale?

R. Un rapporto che definirei eccezionale. L’avevo già conosciuto quando giocava ancora, da libero, nel Rosia ed io ero, allora, un ragazzino. Poi l’ho ritrovato nel Brenna come allenatore, come anche nella Misericordia dove mi ci ha portato lui, come ho già detto. Eravamo in grande sintonia e, in pratica mi considerava quale suo prolungamento nel corpo della squadra. Però ti devo indicare anche un altro rapporto molto forte, che va aldilà del semplice sport,  che è sfociato in una grande amicizia che si è cementata in pratica in quasi tutti gli anni nei quali abbiamo giocato assieme e, cioè, con Francesco Taddeo.


D. Mi ricordo che eravate una grande coppia centrale. Come potresti giudicarti e giudicarvi dal punta di vista del ruolo e tecnico - tattico?

R. Nella Misericordia sono partito da mediano, come giocavo in categoria, ma poi Signorelli mi arretrò nel ruolo di libero, anche per sfruttare da dietro la mia visione del gioco, e questa soluzione tattica, in pratica, mi ha decisamente allungato la voglia di giocare e, in parte, anche nei rapporti interpersonali con Taddeo che era un grande stopper con cui mi intendevo ad occhi chiusi, completando un’amicizia che si è, poi, estesa anche nella nostra vita di tutti i giorni, con le nostre rispettive famiglie. Devo ringraziare entrambi per tutti questi anni in cui mi sono divertito veramente a giocare a pallone con loro.


D. Hai vissuto, come avversario, le grandi epopee vincenti, di Sacchini, La Pania, Monteaperti, Castelnuovo e Usap. Le domande sono diverse:
Con quali sensazioni affrontavate questo tipo di  squadre?

R. Le emozioni più forti le sentivamo quando si veniva giocare in trasferta con l’Usap e con il Sacchini, poiché si sapeva di andare a giocare contro le squadre più forti, meglio organizzate, che fino ad allora avevano fatto la storia del campionato Uisp e che, in fondo volevamo anche imitare. Con le società senesi di pari livello l’impatto era diverso, anche perché erano veri e propri derby e si affrontavano con un cipiglio che pareggiava quello avversario.


D. Quali erano le rivalità e le partite più sentite?

R. Le rivalità più importanti erano con La Scala e con il Monteaperti, nelle quali si esprimeva entrambe un agonismo molto accentuato nell’intento di superarsi in ogni maniera. Per quelle più sentite ti rimando a quanto detto per le partite con Usap e Sacchini.


D. I tuoi ricordi più belli di quel periodo?

R. Sicuramente il campionato in cui arrivammo secondi dietro al Monteaperti (1994/95), ma che fu anche quello più amaro, purtroppo, poiché eravamo partiti benissimo fino a conseguire quasi 9-10 punti di vantaggio alla fine del girone di andata, che abbiamo poi depauperato nel prosieguo del girone di ritorno fino a farci riprendere e superare dal Monteaperti (se mi chiedi il ricordo peggiore è quello della sconfitta di Chianciano che sancì la nostra definitiva capitolazione nella corsa per il titolo). Tuttavia rimane sempre il campionato migliore fatto da quella Misericordia.
L’altro ricordo felice è quando con il Caltoiano vincemmo a Campiglia 1-0 con gol mio su punizione dal limite dell’area.


D. Cosa ritrovi di quelle squadre adesso e cosa non esiste più?

R. Chiaramente non posso risponderti con dati di fatto poiché la mia frequentazione recente è nel campionato di Promozione di cui ti posso dire che non vige un elevato tasso tecnico, soprattutto dal punto di vista organizzativo societario.


D. Questo ci consente di introdurci nella realtà del campionato di Promozione. Illustrami, innanzitutto, l’evoluzione che ha portato l’Amatori Sovicille ad essere l’attuale Ancaiano.

R. Si nasce come piccola espressione di Rosia nel 2006/2007 (Fitness Point un piccolo sponsor locale) che diventa Amatori Sovicille l’anno successivo. Devo aprire una parentesi. Io sono stato dirigente del Rosia per circa venti anni. Con la fusione in Policras Sovicille del 2007 (che ha coinvolto le società di San Rocco, Rosia e Sovicille) tastai il terreno per vedere se si poteva organizzare una squadra amatori affiliata quale dependence della Policras stessa. Un tentativo che, purtroppo andò a vuoto cosicché me ne uscii dalla dirigenza della nuova società e sono entrato quasi in prima persona nella gestione della squadra amatoriale. Infatti dal 2009 insieme  al caro amico Taddeo, che ne è l’allenatore, conduciamo la società anche investendoci risorse economiche personali. Per finire diventiamo G. S. Ancaiano per due motivi: il primo è quello di affetto verso la cittadina dove giochiamo, che ha perso la sua vecchia squadra amatoriale nel 2003; il secondo, proprio perché vi giochiamo,  desideravamo poter gestire direttamente l’impianto calcistico di Ancaiano, ma non essendo una società veramente costituita non possiamo farlo e allora stiamo cercando un accordo diverso con chi dovrà gestirlo in futuro.


D. Le ambizioni dell’Ancaiano per il campionato 2011/2012?

R. Non nascondiamo di voler puntare al salto in Eccellenza, anche perché la scorsa stagione lo abbiamo fallito soltanto alle semifinali dei play-off perdendo contro la Trieste e, quindi quest’anno, ci siamo attrezzati per fare un bel campionato di vertice per conquistare le prime due piazze che danno diritto alla promozione diretta.   Ti faccio una confidenza. Al termine dello scorso anno ci avrebbero anche ripescato in Eccellenza e con Taddeo  eravamo d’accordo nel provarci. Però l’intero blocco dei giocatori che compongono la squadra ha rifiutato perché vogliono vincerlo sul campo il campionato e conquistare la promozione con la classifica e, tutto sommato, non gli diamo proprio gran torto.

 

D. Con questi obbiettivi, quali pensi che siano gli avversari da superare (l’intervista è prima dell’esito della 4ª giornata ndr)?

R. Vista l’attuale classifica sicuramente indicherei l’Amatori Valdelsa (sono a punteggio pieno), poi il CRAL Montepaschi che si è molto rinforzato prendendo, al pari nostro, giocatori dal disciolto Monticiano, e non trascurerei Castelnuovo Scalo perchè anche lui si è ben rinforzato e neanche la Trieste poiché la considero una squadra sempre temibile nell’economia di un intero campionato, come il Cus Siena (retrocesso dall’Eccellenza) che ci ha battuti nelle seconda giornata ed il San Gusmè, che l’anno scorso sfiorò i play-off.


D. A livello di gioco come stiamo?

R. Non è ancora eccezionale, anche se quest’anno si vede qualcosa di diverso rispetto al passato.


D. E quello arbitrale?

R. In genere si adegua al livello tecnico del gioco che viene espresso nella categoria.
Ci sono i soliti errori, come avvengono anche nelle giocate dei protagonisti in campo.


D. Anche per te la domanda che mette in fibrillazione metà del nostro movimento. Che ne pensi del play-off, sia in eccellenza per la conquista del titolo, che in Promozione per definire l’ultima squadra promossa?

R. Sono contrario per i play-off nell’Eccellenza, Chi arriva primo al termine di un campionato così lungo deve essere premiato con la vittoria, come avveniva quando giocavo io.
Per quanto riguarda la Promozione, invece, il prolungamento dei play-off lo vedo opportuno per diversi motivi: primo poiché ci sono già due squadre che vengono promosse direttamene senza ulteriori prolungamenti, secondo poiché serve ad allungare un campionato composto da sole dodici squadre, terzo perché non essendoci retrocessioni, perlomeno per altre quattro squadre il campionato prosegue con interesse.


D. Finale con previsioni od auguri sul campionato appena iniziato?

R. La maggior previsione che mi voglio concedere è, naturalmente, la nostra promozione finale. Per gli auguri spero che sia un campionato tirato e giocato fino in fondo, questo sì, ma senza esasperazioni che potrebbero sciuparlo.


    
Riccardo Tognazzi
         Mariano Rocchetta
26 Ottobre 2011


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