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USAP - Unione Sportiva Amatoriale Poggibonsi

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1° TROFEO POST-CAMPIONATO

ANNO 2019

 

 

 

USAP A.S.D. V.G. 1976-2018 – USAP A.S.D. G.V. 2018/2019

 

 

 

 

1° TROFEO POST-CAMPIONATO

 

ANNO 2019

 

 

 

Castellina Scalo, lì settimo giorno del periodo sabbatico di Marcello Cecconi.

 

 

 

USAP A.S.D. V.G. 1976-2018 – USAP A.S.D. G.V. 2018/2019

 

 

 

USAP A.S.D. V.G. (VECCHIE GLORIE) : Lecami, Mugelli (41’ Tortelli M.), Piersimoni (30’ Tortelli I., 41’ Valacchi, 77’ Scivoletto); Fornai (30’ Sabatino, 67’ Tortelli I., 73’ Carli), Bartalini (27’ Signorini N., 42’ Tortelli I., 58’ Signorini N.), Valacchi (14’ Tortelli I., 27’ Di Salvo); Tortelli I. (7’ Mori, 39’ Carli, 71’ Muzzi), Olmastroni (52’ Ceccherini), Signorini G. (41’ Panti), Panichi (78’ Tortelli I.), Guerrini (55’ Magazzini).

 

A DISPOSIZIONE: Grandi S., Fontirossi.

 

ALLENATORE: Tonani TATTICO: Tognetto VICE Fontirossi MOTIVATORE: Buraschi ADDETTO AI CAMBI: Sollazzi BADARIGHE Biotti MEDICO Dr. House.

 

 

 

USAP A.S.D. G.V. (GIOVANI VIRGULTI) : Romano (41’ Volpi), Bertola (49’ Castaldo S.), Rocchi F.; Pruneti (64’ Coppola), Vezzosi (41’ Castaldo V.), Pucci (41’ Rocchi S.); Pogosean (55’ Rapaj), Giannini (41’ Castaldo L.), Boldrini, Saine (55’ Mouslim), Fedi (55’ Puccio).

 

A DISPOSIZIONE: Malquori (ma forse non c’era).

 

ALLENATORE: Pellegrino TATTICO Serri VICE Bisignano MOTIVATORE Bencini ADDETTO AI CAMBI: Sollazzi BADARIGHE Ceselli MEDICO Dr. Kildare

 

 

 

ARBITRO; Sig. Luciano Corsi, COLLABORATORI: Sigg.ri Maestrini (dalla metà campo in su) e Bogi (dalla metà campo in giù) GUARDALINEE quelli della società testè suddetti (Biotti á droit), Ceselli (á gauche) 4° UOMO Sig. Vegni AL VAR Gianni & Pinotto

 

 

 

 

 

NOTE: Nessun ammonito. Spettatori 350, tutti ammassati e festanti in tribuna. Preoccupazione per la reazione della commissione di vigilanza comunale di pubblico spettacolo che l’ha omologata per 72. Ma tanto nessuno gliel’ha detto! Terreno in ottime condizioni fisiche, usufruendo anche del supporto del detective Monk per la definizione del tratto psicologico. Cielo scoperto, nuvole passeggere, ma che girano al largo, sole a catinelle (dove l’ho già sentita questa?). Panini a gogo nell’adiacente paninoteca, arredata all’uopo per soddisfare il cliente. Familiari dei giocatori nel parterre appena fuori del locale. Raddoppio delle altalene per la soddisfazione dei più piccoli e…. la rottura di z…..dei degli zii. Rappresentanza femminile particolarmente raffinata. Attesa la rappresentanza delle autorità locali, che hanno dato bellamente buca. Tocca alla presidentessa Donatella fare gli onori di casa, da perfetta “femme hospitalière”.

 

Sostituzioni a sequela e ritrecine (Marzia avrebbe dovuto tenerne conto nell’apposito taccuino di rendiconto, ma c’ha fatto capo e ha buttato via tutto quanto, biro compreso, perciò il minutaggio di alcuni può risultare alquanto approssimativo).

 

 

 

 

 

 

 

Ed eccoci arrivati, finalmente, al clou della stagione 2018/2019 dell’Usap A.S.D. – Elemac 2018/2019 (appunto).

 

 

 

Archiviato l’onorevole quinto posto, che le ha concesso l’opportunità di sfidare la seconda classificata (Vico d’Elsa) per contendere un posto d’accesso alle finali regionali (com’è andata, purtroppo, lo sappiamo) l’Usap Asd si ritrova, armi e bagagli, giocatori, dirigenti e affini, giovani e vecchi, nel campo amico di Castellina Scalo per una sfida che richiama alcuni fasti del passato, fra l’attuale, recentissima, squadra di campionato ed una selezione raccogliticcia ed ammonticchiata che riunisce gli odierni dirigenti ad alcuni componenti dell’area tecnica a, più o meno, vecchie glorie provenienti anche da diversamente lontano.

 

 

 

Titubanza ad una mezz’ora dall’inizio della partita poiché Fabio Rocchi viene colto dall’indecisione se schierarsi con la formazione delle Vecchie Glorie (che parrebbe sentire più affine) o con la squadra con cui ha giocato tutto l’anno e di cui è stato il più serio alfiere, nonché il miglior giocatore della stagione 2018/2019, secondo i voti e le preferenze della stampa societaria.

 

 

 

Infine l’ha convinto l’esortazione esclamatoria del fratello Stefano “Ma che fai, mi lasci da solo?” e scende con la “mitica” maglia n. 3 giallo-blù a maniche corte della muta estiva dell’Usap. (Le vecchie glorie hanno scelto la mise opposta con i colori blù e giallo).

 

 

 

Entriamo nei due spogliatoi con la telecamera di rappresentanza (di cui abbiamo accuratamente evitato di accendere la lucina rossa) per tastare l’umore delle due compagini poco prima dell’inizio della partita mentre i tifosi stanno cominciando a sciamare verso la tribuna d’accoglienza che non è mai apparsa tanto striminzita come in questa occasione stipata peggio d’un bus lungo le favelas di Rio.

 

 

 

L’atmosfera che si respira è di generosa accoglienza e totale rilassatezza. Fuori dalle teste le tensioni snervanti che maturano settimanalmente prima degli incontri di campionato; Massimiliano Pellegrino sorride pacioso ed accomodante quando sciorina l’undici di partenza, facendosi istantaneamente serio soltanto quando ammonisce l’atleta che può levarlo anche dopo due minuti se non fa come gli ha detto, per ridersela di gusto dopo aver voltato le spalle al malcapitato per rivolgersi ad un altro. Andrea Bisignano tesse la trama tattica connettendo i fili dei giocatori e sopravanzando Serri che gli ricorda “Veramente sarei io il tattico, c’è scritto anche sul copione” mostrando il tabellino pre-costruito della partita. Sollazzi si accorge di aver scambiato i numeri dei cambi con quelli delle Vecchie Glorie ed esce trafelato dallo spogliatoio dicendo “Non ti azzardare a cominciare prima che io sia tornato, accidenti a quella scannata…!”. Il Bencia insiste sul lato morale della questione: lasciare spazio a qualche vecchietto è come fargli credere che il tempo non sia passato e questo può essere controproducente per lui, ma soprattutto… per noi.

 

Il Cese se la ride di gusto seduto in un angolo prendendo in giro sia l’uno che l’altro, e a chi gli rimprovera com’è che non sei nell’altra squadra? Lui risponde pacifico: “Sie… mi volevano far fare il portiere. Ma di che, io sono un giovanottino e sto insieme ai giovanottini! Il portiere fallo te!”

 

Capitan Pruneti s’innalza ascetamente su tutti, raggiunge il centro della stanza ed a braccia aperte proferisce “In verità vi dico che in amore, in guerra e nel gioco del calcio nessuna pietà! Entriamo in campo e li abbattiamo ingenerosamente!” Bertola si incarica di tradurre tutto in bergamasco ad Ibra che annuisce e risponde in mezzo francese a Bertola che…. annuisce.

 

Dall’altra parte è Angelo Tonani che sciorina la formazione “titolare”, tampinato dal Pres Stefano Valacchi che controlla accuratamente che ci siano tutti e undici……… I concetti sono pochi e chiari: palla lunga e pedalare, chi l’ha più lungo se lo tira, non ho mai visto uno in bocca dell’altro, se siamo davanti a porta è bene tirare, se siamo lontani dalla porta è bene passare (intanto facciamogli due o tre goal nei primi sei minuti poi si starà a vedere …. questa è di Moreno). I’ Pelo, dal suo canto, compara la partita alla finale che la Bolivia vinse nel “Sudamericano” di casa nel 1963 librandosi in apoteosi 5-4 sul Brasile per finire davanti al Paraguay. Ma, una volta accostato Osa Signorini al bomber Alcócer, lo scozzese Guerrini a Castillo e l’Olmastroni a Ugarte, si cominciano perdere le binde quando chiede a Simone Panichi di giocare soltanto di esterno sinistro come faceva Camacho o di scendere perennemente in fascia a Giorgio Trequanda tal guisa Blacutt. Ivo Tortelli scozza le carte e tutta la gabbia tattica preparata va a farsi benedire in un bailamme a chi dice la sua a più alta voce rispetto al compagno accanto od a quello dirimpetto. Fortunatamente non perde le coordinate Moreno Buraschi che prende l’Olma de visu e gli intima “Olma, per i primi novanta minuti, tu non superare la linea di metà campo, mi raccomando” …… E Claudio che se la ride beato e di gusto dal suo personalissimo punto d’osservazione. Al passo d’inizio è Edo Mori a convogliare l’attenzione dei compagni declamando una sua improvvisazione a mo’ di beneaugurio “O Signore di tutte le reti e palloni, fai che alla meta ci guidi l’Olmastroni; rendi molto tonici e santi, di Lecami i suoi due guanti; che chiudano tutti gli spazi i’ Trequanda e i’ Bartalini, consentendo di tirare in porta e marcare a i’ Signorini; e se volano sulle fasce i’ Guerra e i’ Tortelli come tori, perché mai non ne possa approfittare anche Edo di’ Mori?” Ed e così che, con la roboante acclamazione dello spogliatoio degli anziani a cotanta declamazione, ecco che le due formazioni si avviano verso il centro del campo traghettati dalla terna arbitrale Corsi, Maestrini e Bogi, condotti dai due capitani … di lungo corso Giorgio di’ Trequanda …. riconosciuto dall’intera truppa Valerio Pruneti.

 

 

 

Giunti al centro del campo, ad aspettarli, c’è il fotografo ufficiale della manifestazione, nonché decano, nonché consigliere anziano dimissionario, nonché dottore in comunicazioni (in particolare lituane), Sig. Marcello Cecconi, pronto ad immortalare le due formazioni nella tipica posa “in piedi ed accucciati (o semiinpiedi)”, nonché la terna a braccetto, nonché le panchine schierate da destra a sinistra con qualcuno sparso in piedi, con i primi piani dei misters ed affini, l’autoambulanza posizionata in rampa di lancio, i due bandierini, e la foto dell’arcobaleno a ciel sereno ….. ooh! che bel volo di colombe!

 

 

 

La stretta di mano dei due capitani sancisce l’inizio delle ostilità. La monetina, da 10 centesimi (in tributo alla spartanità richiesta da tutti i governi insediatisi in Italia dal 1999, ultimo compreso), sancisce l’attribuzione dei campi e la battuta d’inizio; vince la porta di Brandeburgo (monetina tedesca) scelta dall’Usap 2018/2019.

 

 

 

L’avvio dei + giovani è veemente e trasbordante. L’accoppiata centrale centoventinovenne scricchiola abbondantemente, Mugelli, nell’aspettare che Ibra si faccia vedere dalle sue parti, comincia a sentirsi solo e incompreso, i’ Piersi si vede sfuggire il moldavo da tutte le parti e comincia a sorgergli più d’un dubbio su “Ma chi me l’ha fatto fare? Era meglio se restavo due ore a letto!”. L’unico in palla appare Giorgio Fornai che fa blocco titanico su Giannini (bella forza: 98 kg contro scarsi 58….). Non è un caso, pertanto, che appena dopo un miracolo dell’eterno Lecami su ciabattata angolare di “horse shaken” Boldrini da entro i limiti dell’area di shoot sinistro, i giovanottini passano in vantaggio con Pogosean al 7’ che raccoglie sottomisura, in puntuale anticipo su tutti, l’angolo battuto mirabilmente da Fedi, insaccando implacabilmente.

 

 

 

Tonani, vista la mal parata, opera immediatamente la mossa riparatrice immettendo sponsor Mori al posto d’Ivo Tortelli. Una chiosa sulla presenza di Ivo all’evento. Buona regola avrebbe voluto ch’egli non fosse della partita viste le ultime problematiche cardiache che l’hanno assalito, ma il “Totem” dell’Usap, visto anche che non per questo ha rinunciato a fare qualche scambio a tennis, ha voluto, comunque, partecipare, centellinando la sua disponibilità fra i vari momenti che la fluidità fisica e coronarica glielo consentivano. In effetti il cambio, sotto questo aspetto, diveniva più indotto che studiato.

 

 

 

Tant’è che la mossa produce gli effetti sperati. Punta nel vivido orgoglio di chi non si è mai tirata indietro la compagine degli “ottuagenari” non perde tempo a piangersi addosso; dalla battuta dal centro parte l’Olma con andatura caracollante e piglio da “venite a contrastarmi se volete rimetterci una caviglia” avanza fino ai venti metri dalla porta, sull’uscita tardiva di Pucci finta il tiro e sul tentativo di ripararsi di schiena dell’avversario serve a sdruscino il movimento a mezza manica di Osa Signorini che tira veloce in torsione diagonale sull’angolo opposto; ottimo l’intervento di Romano a deviare, ma corto, e proprio sui piedi d’Edo di’ Mori che ribatte, di stinco, nella porta sguarnita. Sembrerebbe un fuorigioco abbastanza solare, ma i’ Biotti non alza la bandierina (per spirito di partito?) ed il Maestro (incaricato di visionare dalla metàcampo in su) è in forte ritardo sulla velocità dell’azione ed il gol viene convalidato con forti proteste di Natale Graziano, collegato via internet in video conferenza per richiedere l’intervento del VAR che, guarda caso, proprio in quel momento non era in funzione.

 

 

 

Ma la gioia della parità ritrovata dura soltanto lo spazio d’un minuto. Parte Bertola arrembante sulla destra sul lancio di Vezzosi, gli lascia lo spazio Pogo ed il bergamasco, giunto all’altezza dello spigolo dell’area, fa partire il suo classico traversone a banana su cui s’immola di schiena il Piersi, che rimane scioccato e rantolante a terra (“Ma chi me l’ha fatto fare? Era meglio se restavo due ore a letto!”), la palla s’inalbera per cadere a perpendicolo poco fuori dell’area e, prima che tocchi terra, sopraggiunge Fedi per un roboante tiro al volo che s’insacca prepotente sotto la traversa – lato sinistro, medio alto – senza lasciar via di scampo al malcapitato Lecami.

 

 

 

Ripristinati i valori sul campo notiamo la filosofia dei due schieramenti approfittando di un breve periodo di quiete: l’Usap moderna gioca con un pressoché inedito 4-5-1 dove Boldrini, oltre che il terminale alto, funge anche da coordinatore basso, in particolare per gli inserimenti di Pogo, Fedi e Gianna, mentre Ibra vorrebbe inserirsi, ma sembra psicologicamente bloccato da una sorta di idiosincrasia per l’area di rigore che lo consiglia accuratamente di girargli intorno, senza quasi pestare la riga. E’ compito di Pruneti far fascina in mezzo al campo distribuendo equamente a Bertola e a Rocchi i palloni da portare in avanti per triangolare oppure per puntare il fondo e crossare. Vezzosi e Pucci gestiscono il lato nobile della manovra.

 

 

 

Sul fronte “veterano” la scarsa mobilità intrinseca del fantasista Panichi (“Ma chi è quel 10 che gioca con noi?”) non aiuta lo stantuffo inesauribile di Guerrini e Olmastroni; Osa è costretto ad evitare di pestarsi i piedi con Mori e taglia più a sinistra che a destra (tanto il Piersi non sale) e il Mugelli ne approfitta, ogni tanto, per andare nel parterre della tribuna a gettare qualche sassolino alle spalle di’ Cese (“bah, o te un’eri a giocare?”). La vera forza è quella di’ Fornai che s’è belle arrabbiato con tutti, aumentando così, la possibilità di diminuire il proprio minutaggio per problemi fisiologici.

 

 

 

Al 14’ Stefano Valacchi accoglie la proposta dell’amico Ivo di poter rientrare in campo per sopravvenuta buona salute fisica; cambia il ruolo (non più a correre sulla fascia …. alle volte….), ma stazionare da libero accanto a Bartalini (che comincia ad accusare fatica ed iperventilazione e a dare dei nomi ai santi e beati che gli compaiono dinnanzi). L’età dell’accoppiata centrale sale a centotrentadue anni!

 

 

 

L’Usap giovane cinge d’assedio quella in là con gli anni. C’è soltanto la scelta se considerare la difesa ad oltranza dei vecchietti una sorta di Fort’Alamo o il cast dei “Forti di Forte Coraggio” (optiamo per quest’ultimo poiché nel primo sopravvissero soltanto un cane ed un cavallo!). Al tiro fiondante di Boldro dalla media distanza (palo alla destra di Lecami razzato), si accomuna la conclusione dalla distanza di Ibra che Lecami smanaccia oltre la traversa. La battuta ingenera una bella e sana mischia in area dove un paio di pedatoni arrivano, un altro manca per poco e Fedi rantola da una parte raggiunto, con ogni probabilità, dalla “classica” scivolata in estirata del Piersi. Per Bogi (che si occupa della metàcampo in giù) tutto rientra in una pacifica normalità e disdegna con noncurante non-chalance le segnalazioni dal VAR di Gianni (o era Pinotto?).

 

 

 

Ma l’1 a 3 non si fa attendere molto. Autore l’immarcescibile Rocchi che sale agile e leggiadro sulla sinistra lanciato da Pruneti al 19’, chiede ed ottiene triangolo da Giannini, entrato in area serve al centro laddove Ivone ribatte il servizio per Boldro, ma, nel cadere per terra ritocca la palla al volo finendo per servire ancora Fabio Rocchi che, proseguendo nella corsa, si ritrova dinanzi a Lecami con la sfera a rimbalzello, secco shoot di sinistro e angolino opposto trovato senza, apparentemente, alcuno sforzo.

 

 

 

Adesso sì che la partita comincia a dirsi un tantinello compromessa. E l’offensiva della giovin Usap non è che tiri a diminuire: al 24’ uscita a valanga di Lecami su Giannini servito in profondità dalla sponda di Boldrini sull’apertura di Ibra = Gianna vede bene di saltare a piè pari il corpaccio di Marcello se non vuole ritrovarsi a malpartito.

 

 

 

Al 27’ Tonani rivoluziona la sua difesa centrale: toglie l’accoppiata atavica Bartalini (che ringrazia calorosamente) e Tortelli (“Ma io stavo bene Angelo”) immettendo una coppia più tonica, più giovane, più forte: Nicola Signorini e Beppe Di Salvo. La scossa arriva subito poiché Nicola esce prepotentemente dall’area in anticipo su Boldrini (“E’ come provare a fermare un carro armato!” avrebbe poi dichiarato il Boldro), doppio passo su Fedi e servizio centrale per Osa (che anticipa di cattiveria Mori, ma non diteglielo, lui crede di avergli fatto un velo….) che sta caricando il sinistro in mezza girata, ma sente l’arrochita e trafelata richiesta di Giorgio Fornai che sta arrivando di nascosto alla sua destra, exhitation-passage e assist al limite dell’area per un destro secco e violento che parte radente l’erba verso l’angolo alla sinistra di Romano che, tuttavia, con una bella spinta dei lombi in tuffo ci arriva e devia in calcio d’angolo.

 

 

 

Sulla battuta si è alzata la nuova coppia centrale veterana su cui va in marcatura l’accoppiata Vezzosi-Pucci; praticamente i quattro poli si annullano e la palla scivola dietro dove c’è i’ Guerra in agguato, tiro al volo immediato e palla che scheggia il primo palo, percorre la riga di porta alle spalle di Romano per schiantarsi sull’altro palo e tornare in piena area dove Rocchi la rinvia oltre il tendone del Palasport.

 

 

 

Sconforto per l’occasionissima fra le fila e sulla panchina dei “Veterans”. Il Pres incoraggia con voce stentorea i compagni ed amici. Moreno stringe i pugni verso i suoi pupilli Osa e Olmastroni. Fontirossi suggerisce a Tonani perlomeno un paio di cambi per gente con la lingua a penzoloni. I’ Pelo sta mettendo nero su bianco la nuova tattica d’attacco a “ZigoZago” da spiegare a i’ Piersi e a i’ Fornai. Ma una catastrofe incombe sulla squadra: Giorgio Fornai, nella veemenza del suo tiro, ha sentito il sopravvenire di un problemino sulla sua muscolatura della gamba destra che, in effetti, sta trascinando a fatica. Diviene obbligatoria la sostituzione, al che si risente il Piersi “Ma l’avevo chiesta prima io! Era meglio se rimanevo due ore a letto!”

 

 

 

In quel momento di sconcerto e desolazione prende l’iniziativa Ivo Tortelli: “Entro io al posto del Piersi, tanto non mi sono rintutato, e tu Sabatino entri al posto di Giorgio.” Con tanti saluti alla tattica “ZigoZago” che perde le sue due pedine fondamentali d’espressione. Moreno prende Alfredo Sabatino per le spalle e fissandolo negli occhi: “Mi raccomando Alfredo, tu e l’Olma non passate la metacampo fino alla fine della partita!” Con questi auspici la vecchia Usap riparte più tonica ed agguerrita che mai!

 

 

 

E’ forse per questo che sottovaluta la mossa di Pellegrino e Bisignano che invitano a gran voce Ibra ad avvicinarsi all’area facendo a cambio di posizione e movimento con Giannini (più avvezzo a seguire la corsa di Sabatino). E tanta decisione non fu mai più azzeccata poiché al 32’, sull’asse Pruneti-Boldrini-Fedi, Mattia incunea la palla in piena area sull’inserimento tra le linee di Ibra a cui diventa un gioco da ragazzi superare l’incolpevole Lecami nella sua uscita più che disperata, con un dolce lob alla Florenzi su Szczęsny.

 

 

 

Si pensava che il colpo dell’1-4 fosse da ko, ma l’Usap giovanile colpisce ancora l’uomo a terra tal guisa Maramaldo quando inferte il letale colpo a Ferruccio Ferrucci. Al 34’ ancora Pruneti ruba palla al ghirigoro di Panichi (“Ma chi è quel 10 che gioca con noi?”) e lancia Rocchi sulla sinistra, triangolo chiesto ed ottenuto con Ibra e cross radente in area dove Boldrini anticipa tutti ed insacca di mancino da pochi metri beffando la posizione degli statuari tre centrali difensivi Tortelli, Signorini (“o, te?”) e Di Salvo (“Mannaggia!”).

 

 

 

Sull’ 1-5 se ne esce sconsolato Moreno con “Oggi se ne piglia dieci!”.

 

 

 

Musi lunghi, quindi, sulla panchina dei vecchiarelli. Era in programma la sconfitta, anche fino a sfiorare la batosta, ma una débacle così clamorosa e conclamata non era proprio nelle previsioni. Si pensava di contare sull’altalenante stato di forma psico-fisica che ha caratterizzato, per alcuni tratti, il rendimento dell’Usap 2018/2019, anche all’interno della singola partita, ma un divario tanto smaccato fa venire, indubbiamente, una enorme incapacciatura.

 

 

 

Tuttavia la grintosa veemenza dei giovani si placa, quasi a dare l’onore alle armi agli antichi avversari e consentir loro un traghettamento più soft al cambio di tempo ed al cambio di campo per l’inizio della ripresa. Ciò permette alla guida tecnica di effettuare un’ultima sostituzione prima dell’intervallo richiamando all’ovile Edo Mori (che nel frattempo stava già prendendo accordi per una frugale cerimonia con angeli e satanassi) inserendo il Dr. Carlo Carli, arrivato espressamente dal Wyoming con la sua Harley Davidson nuova fiammante.

 

 

 

Allora, così non va ragazzuoli!” E’ l’esordio negli spogliatoi di Angelo per rincuorare i propri ragazzi alla scoppola cui stanno andando incontro. “E’ l’ora di far sentire, a qualcuno di questi sbarbati, cos’è il morso del lupo!” E Moreno “Io non posso giocare, sennò mi stronco tutto, ma voi, che siete un pizzico più sani di me dovete far capire a “quella squadra di raccattati (che non voglio sapere nemmeno come si chiama)” cosa significa affrontare l’ira della Toscana Lamiere. E’ l’ora di farla finita di fare i signori ed affrontiamola come se ci fosse da rimontare il Geggiano”. “A questo punto io proporrei un’inversione di tendenza” si insinua tatticamente i’ Pelo nel discorso “non cerchiamo più di sfondare lateralmente alla ricerca di un colpo di testa che dal metro e settanta scarsi non lo prendiamo mai e offendiamo con lo schieramento a testuggine da cui si sganciano furtivamente Alfredo (Sabatino) da una parte e Alfredo (Guerrini) dall’altra per punzecchiare con il cosiddetto gioco dell’orologio, una tattica che non funzionò per la Francia del 1930, ma la Sierra Leone vinse il suo primo incontro contro la Nigeria nel 1964. La chiameremo la tattica del doppio Alfredo”… In realtà non credo che alcuno abbia capito una mazza di quello che i’ Pelo avesse detto. Tonani stava quasi per firmare le dimissioni da selezionatore pro-tempore quando, all’improvviso, un luccicante squarcio di sole illuminò il mesto spogliatoio: la porta si spalancò e apparvero, quali angeli caduti dal cielo, ma ancora con le ali non spennacchiate, nell’ ordine (alfabetico), Ceccherini, Magazzini, Panti e Matteo Tortelli che, con la loro presenza, contemporaneamente, innalzavano il tasso tecnico, atletico e composito della forza di squadra, e ne abbassavano l’età media. Angelo stralciò subito il documento sottopostogli alla firma da Cecconi e intimò ai quattro nuovi arrivati di spogliarsi per entrare all’inizio della ripresa, mentre i’ Pelo stava elucubrando, su carta, una nuova disposizione tattica atta ad utilizzare al meglio le nuove risorse. Tuttavia sia il Cecchero che il Maga declinarono e procrastinarono l’invito per potersi preparare meglio e, pertanto, le sostituzioni furono quelle di Panti al posto di Osa, Tortellino al posto di Mugelli (che peraltro non era ancora rientrato in spogliatoio e, quando gli dicono che viene sostituito, raccoglie 4/5 sassi di media grandezza da terra e manda a dire “Io salgo su in tribuna”) e di Valacchi al posto di Tortellone (che non c’entrava niente, ma Angelo preso dalla foga, lo tolse ugualmente…). La fascia da capitano passa a Lecami che, con piglio da anni novanta e passo cadenzato ma sicuro, guida la sua nuova truppa entro il campo per l’inizio del secondo tempo.

 

 

 

Nell’altro spogliatoio l’ambiente è molto più euforico e ciarlante. Lo stesso Pellegrino fatica a contenere la soddisfazione di quanto prodotto nel corso del primo tempo, Serri ce l’ha con l’arbitro Corsi perché non si smuove dal centro del campo (“E perché mai” avrebbe esclamato Lucianone “Tanto ci sono i’ Bogi e i’ Maestro che mi fanno tutto il lavoro e, a me. non resta che fischiare ratificando quanto mi vien riportato. Meglio di così…”), i’ Bencia è tutto un “Bene, avanti così! Ah, se non avessi questo stiramentino…!” i’ Cese annusa un’aria poco proficua poiché non riesce ad inquadrare la posizione di’ Mugelli, il Dr. Kildare fa il fico e i’ Sollazzi ci fa capo con tutte le sostituzioni (gli hanno detto che è troppo lento ad alzare i cartelli con i numeri d’uscita e d’ingresso; “Accidenti a quella scannata”). L’unico che subodora il deragliamento del treno è Bisignano che avvicina Massimiliano per esporgli tutti i suoi dubbi. Piccolo conciliabolo fra allenatori ed anche nell’Usap 2018/2019 scaturiscono quattro cambi per l’imbocco della ripresa: entrano due Castaldi su tre (Vincenzo al centro della difesa e Gigi sull’ala mancina), Rocchino al posto di Pucci che accusa (napoletana a cuori e tre tre manca picche – deve essere andato a ripetizioni da i’ Biotti….) oltre a un piccolo risentimento fra i diecimila che ne hanno costellato la sua personalissima calvarica stagione. Infine il rituale cambio dei portieri con Volpi al posto di Romano anche e soprattutto, nel caso si vada ai rigori (hai visto mai? che si ripeta un vaticino tipo quello di Monticiano quando i’ Pelo, sull’1-0 di una squadra, prevedette che la partita sarebbe finita ai rigori dopo il 3-3 sul campo – previsione puntualmente rispettata, poiché ci fu il pareggio all’ultimo minuto, un altro 2-2 nei supplementari e, infine, i rigori …. nella stessa giornata in cui Moreno, a voce alta, tale da incuriosire tutti i presenti, ad una provocazione fatta ad arte sentenziò. “Maradona? Ma chi è sto’ Maradona, se ci mettiamo io da una parte e i’ Tonani dall’altra, non gli facciamo toccare palla a sto’ fenomeno!” Era il 1982 e, di lì a poco, a casa di Moreno, un manipolo di irriducibili festeggiò la vittoria italiana del mondiale, fra i pochi che, allora, ci credevano….!). Capitan Pruneti non proferisce alcuna parola e non fa alcun gesto, ascetico e non, prima dell’ingresso in campo. Ci prova Fedi, ma non è che gli diano molta attenzione. La sinergia sembra ben più che sicura, gli animi sono rilassati e soddisfatti, Fabio Rocchi richiama “Concentrati, ragazzi, concentrati, gioco duro” (come disse Fernandez, interpretato da Pelè, in “Fuga per la vittoria”), ma la recezione è atona.

 

 

 

Tuttavia, al fischio d’inizio di Corsi, parte in tromba Boldrini palla al piede rubandola al “dolce” Panichi (“Ma chi è quel 10 che gioca con noi?”), salta in dribbling strettissimo Sabatino e sull’entrata in scivolata di Di Salvo, salta e lascia scorrere la palla che scivola diagonalmente verso Gigio Castaldo che sorprende alle spalle il Dr. Carli, si aggiusta per il tiro in diagonale e ciabatta visibilmente contratto, ma con traiettoria che supera il tuffo di Lecami per spegnarsi nell’angolino opposto, ma non fa i conti con Signorini che in disperata spaccata aggancia la sfera e la devia quel tanto per far confluire il tiro fuori dai pali e mentre Nick sostiene un incontro ravvicinato con il palo, Valacchi spazza via, oltre le vigne laterali (il pallone verrà ritrovato tre settimane dopo interrompendo una partitella 3 contro 3 fra gnomi ed elfi, nel tardo pomeriggio).

 

 

 

Visto lo sviluppo dell’azione Ivo Tortelli è già in campo chiedendo il cambio per la sostituzione di Nicola Signorini “Ma io non mi sono fatto niente….” “No, no, tu stai male, vai in panchina e non rompere i coglioni!” Nick sorride incredulo mentre esce.

 

 

 

Passata la buriana l’Usap “vecchietti” avanza il baricentro di gioco di buoni 4 centimetri e già con questo spostamento Panichi (“Ma chi è quel 10 che gioca con noi?”) si sente fin troppo schiacciato a ridosso dei compagni d’attacco. Tuttavia quando Pantone raccoglie il suggerimento di Matteo Tortelli parte immediatamente lancia in resta verso l’area “alla vecchia maniera” e ci vuole tutta l’esperienza di Vincenzo Castaldo per fermarlo prima dell’imbocco dell’area di rigore con entrata vigorosa sul pallone. Ma qui interviene la VAR che ricontrolla l’azione al rallentatore e scorge l’alluce del difensore che colpisce l’attaccante avversario un microsecondo prima del contatto con la palla. Sanzionata quindi la punizione dal limite dell’area ed alle vibranti proteste di Natale Graziano (sempre collegato in internet in video conferenza) “Ma la VAR non si usa per le punizioni”, Pinotto risponde dall’altoparlante “Qui nell’almanacco non dice niente di tutto ciò” sfogliando l’Almanacco Topolino del marzo del 1987 “Pertanto è calcio di punizione sanzionabile!”

 

Si fa capannello sul pallone per chi deve battere la preziosa punizione fino a che non interviene Ivo Tortelli che allontana tutti “ma che c….. state facendo, tutti fuori da i coglioni, ci penso io!” Arretra prendendo una medio-breve rincorsa, punta la posizione del portiere, poi guarda i componenti della barriera (da destra a sinistra: Fedi, Pruneti, Boldrini, F. Rocchi, S. Rocchi e Pogosean) sorridendo sardonicamente, strizza gli occhi, un passo corto e tre lunghi e sassata di destro che razza le teste dei barrieristi centrali che, oculatamente, le scansano e palla che si insacca una buon spanna sotto la traversa senza che Volpi possa intervenire, per il secondo goal dell’Usap (in questo caso del 1976). Alle lamentele dell’Uno (“Perché non ci hai messo il capo per rinviare?”) risponde l’Altro (“Bah, metticelo tu il capo!”) con la voce cinguettante degli M&M’s.

 

 

 

La rete subita mina sensibilmente alcune sicurezze dei “giovinotti”. Già alla battuta dal centrocampo Fedi perde subito palla in contrasto con Panichi (“Ma chi è quel 10 che gioca con noi?”) che rilancia l’azione con lancio in diagonale nevralgica con giro a regge’ verso la sparatona di Panti sull’out sinistro che Bertola fatica a contenere, nonostante cerchi di rallentarlo attanagliandolo alla vita. Sandrone si trascina l’avversario fin quasi sul fondo per un traversone che entra balzollonando entro il limite dell’area laterale dove vi è l’Olma a rimorchio, passaggio indietro all’accorrente Sabatino che tira dritto per dritto con Volpi già in volo intercettatorio, ma la palla struscia la schiena di V. Castaldo deviando dalla sua traiettoria e diviene prodigioso l’intervento di Volpi (già in volo verso la parte opposta) che alza il piede destro e colpisce la palla catapultandola oltre la traversa, in calcio d’angolo. Salgono, pertanto, i lunghi G. Di Salvo, Dr. Carli e i due Tortelli (“Ma che ci fai babbo” dice il figliolo “non hai mai colpito di testa in vita tua!” “La civetta” risponde il babbo “Ci faccio la civetta!”). Al 45’ la battuta d’angolo di’ Guerra assomiglia parecchio al tiro a voragine di cui è stato il capostipite tecnico dal 1987 al 1994, la palla gira vorticosamente sopra le teste di tutti coloro che affollano l’area di rigore, vicina a farsi prendere, ma tanto dispettosa da non permetterlo, fino alla destinazione che aveva individuato fin dalla sua partenza: la testa di Matteo Tortelli, posizionato sul palo opposto, che ne smorza la veemenza nell’apposito angolino, firmando il terzo goal della squadra di quelli che giocano a monopoli all’ospizio.

 

Dopo appena cinque minuti della riresa la partita si è inbinariata su un percorso che non piace tanto alla guida tecnica dell’Usap + giovane. Vedendo Bertola con le mani sui fianchi, mezzo piegato in avanti, che sbieca (guarda di sbieco n.d.r.) il torreggiante Panti come fosse il Colle del Mortirolo, Pellegrino ordina all’ultimo dei Castaldi disponibile (Salvo) d’iniziare il riscaldamento per il suo ingresso a breve, ignorando elegantemente “l’Era Ora” sibilato dal giocatore. Ma non c’è da piangere sul latte versato! Boldro Boldrini fa scivolare idealmente la fascia dal braccio di Pruneti per indossarla a mo’ di fiero condottiero, prendendo il pallone da dentro la rete ed avvicinandosi a grandi, ma studiati, passi verso il centro del campo arringando con voce, gesti e gestacci i compagni a riprenderla in mano…. la partita. Dalla battuta parte immediatamente un lancio sulle ali di sinistra di Gigio Castaldo che supera in velocità Panichi (“Ma chi è quel 10 che gioca con noi?”), meleggia in dribbling e mezzo passo doppio l’opposizione di Matteo Tortelli che, vedendosi superato, lascia andare un falcione da dietro tipo falce fienaia che, però, l’agile Gigio evita con un saltello cangurato involandosi sull’out, frenata improvvisa sull’uscita del Sig. Di Salvo dall’area e delizioso assist arretrato verso Boldrini tallonato dal Pres, immediato dietrofront e tunnel irrisorio al Pres con risatina e colpo soffocato di tosse incorporati, tutto lo spazio aperto per il tiro, gli si para dinanzi a mo’ di muro i’ Tortellone e, fingendo la conclusione, allarga a Ibra (che passava di lì per caso), pronto tiro ad incrociare, che viene smorzato dalla scivolata di Sabatino in trafelato ripiego ma che, comunque, raggiunge l’angolino lontano, ma senza fare i conti con il colpo direni (più lombi che reni, si direbbe) del mitico Marcello Lecami che, in tuffo trascinato, arriva a toccare e deviare la traiettoria oltre il palo di destinazione ed in calcio d’angolo. Esultazione generale della difesa atavica sul pericolo superato, ma immediata preoccupazione per le condizione del Marce poiché, nel corso della scivolata, va a “sfracellarsi completamente (Sollazzi dixit)” proprio contro quel palo rimanendo fra l’esanime e l’ Ohiohiohi, tutto raggomitolato tenendosi con le mani la testa e con le altre una spalla e le partimolli. Capannello di gente intorno al luogo dell’incidente con gente che (fintamente) si dispera, l’Olma che parla con Sabatino, Mattia Fedi che palleggia sornione avviandosi verso la bandierina, il Pres che prende da una parte i’ Boldro e l’ammonisce di non fargli più un simile scherzetto (pena: chi vivrà vedrà-Boldro annuisce) ed uno sguardo d’intesa fra il Dr. House ed il Dr Kildare [(vai tu, o vo io?) non ci andrà nessuno dei due]. L’unico a mantenere il suo freddo aplomb svedese è Angelo Tonani che con la sua classica dialettica con l’erre moscia ordina a Grandi “avanti Simone, riscaldati!” Simone, preso di sorpresa, quasi di soprassalto, e ben conscio di aver concesso la disponibilità ad indossare la maglia numero dodici con la garanzia assoluta che non sarebbe stato impiegato, balbetta “Chi, io?” Angelo con nonchalance ed una noncuranza quasi trascendentale si volta prima alla sua destra scrutandola, poi, con lentezza calcolata ed indagatrice alla sua sinistra, guatando oltre Simone ed i compagni della panchina, fino in fondo al campo, quindi, rivolgendosi di nuovo al Grandi “Perchè, vedi altri portieri tu?” Il movimento di Simone è veloce e repentino nel girare la testa a destra e a manca rispondendo flebilmente “No….” e con molta titubanza inizia, lentamente, i movimenti maledicendo d’aver accettato di essere in panchina e, sommessamente, orando che Marcello si riprenda e lo sgabelli da quest’orrendo fardello.

 

 

 

Fortunatamente per Simone Marcello, si rialza lamentando soltanto qualche acciacco, ma in piena forma per riprendere la partita e prova ne è l’uscita in presa alta sul traversone di Fedi dall’angolo, che viene “maledetto” dai propri lunghi che se l’aspettavano meno molle. Grandi esulta come se avesse segnato a porta vuota.

 

 

 

La pressione dell’Usap g.v. si fa sempre più ….. pressante (oh my God! Totale e momentanea mancanza di sinonimi). La vecchia Usap rincula arroccandosi nel fortino delle sue torri, cuocendo con l’olio bollente chiunque le vuole assaltare scalandole. Nel frattempo fa il suo ingresso Salvo Castaldo fluidificando con la sua leggiadria la fascia destra. Poco dopo l’Olma dà forfait, saluta tutti i vecchi compagni (uno ad uno, persino Giorgio Fornai che si era accomodato sulla “sua” sedia nello spazio fuori del bar con la gamba dolente distesa su un’altra sedia, con accanto la moglie Patrizia), raccoglie le sue quattro cose nella borsa, inforca la bicicletta con la quale era arrivato e parte avviandosi al ritorno a casa e, a chi gli urlava “Olma, ma non fai nemmeno la doccia?”, di rimando, voltandosi appena, dopo essere partito “Torno domani a farla!”, e scomparve all’orizzonte, misteriosamente, com’era arrivato, fondendosi con i colorati riverberi del tramonto (e che ci frega se il tramonto è dalla parte opposta, la suggestione dello scenario prevale su questa quisquilia).

 

 

 

Al suo posto fa l’ingresso “Red” Ceccherini, che non poteva mancare a questo appuntamento, anche se deve centellinare ogni più piccolo muscolo del suo delicato apparato muscolare (appunto).

 

 

 

Sembra perlomeno e quantisticamente impossibile o quantomeno imprevedebile, ma è proprio da un’idea di Ceccherini che parte l’azione che condurrà al quarto goal dei “vecchiarelli”. Per la verità Christian tocca una sola volta il pallone scaricandolo con un retropassaggio a Matteo Tortelli, tuttavia gli suggerisce, con il braccio sinistro disteso il lungolinea per lo scatto di Sandrone Panti che innesca il turbo ma, stavolta, ha un terzino che ne regge il passo, Salvo Castaldo, che lo costringe a fermarsi ed arretrare; “Dietro!” Gl’intima il Cecchero e Sandro scarica ad occhi chiusi su Panichi (“Ma chi è quel 10 che gioca con noi?”) che ha un buon controllo e serve sull’inserimento il Dr. Carli, incitato dal Cecchero (“Vai Carlo”) che penetra entro l’area sorprendendo la difesa e, mentre si appresta a concludere di sinistro (non proprio il suo piede, ma bisogna saperlo), entra in scivolata Vincenzo Castaldo che prende un po’ tutto, anche il Dottore, con grandi proteste per un calcio di rigore apparso solare (“Però, interessante quel 10 che gioca con noi!”). Bogi ordina al VAR di concedere il rigore, il VAR obbedisce! Sul dischetto si approssima Panti, s’aggiusta con accurata cautela la sfera sul bianco (conscio d’aver davanti uno che i rigori li para), scruta dabbasso la posizione del portiere poi, con passi misurati all’indietro arretra per una rincorsa poderosa e stangata perentoria alla destra di Volpi che intuisce, ma non ci può arrivare per la potenza e velocità del tiro. E’ 5-4 al 54’ (alle volte, la combinazione), e, come diceva Caressa quando ancora la Juve non aveva motivo di spingere: “Abbiamo una partita!” Ora sì che i conti si fanno a maggio (ed infatti, proprio a maggio siamo….)!

 

 

 

Il minuto 55 è il momento in cui si sfruttano tutte le bocche da fuoco a disposizione. Rompe gl’indugi Pellegrino immettendo, tutti d’un colpo, Rapaj, Mouslim e Puccio al posto, rispettivamente di Pogosean, Ibra Saine e Fedi; risponde Angiolino con i’ Maga al posto di “Bravehart” Guerrini.

 

 

 

Con una trazione che più anteriore non si può l’Usap dei giovani torna ad aggredire gli avversari rincorrendo la palla per tutto il campo sotto l’egida stentorea di Pruneti e …. basta!, Poiché a centro campo non c’è rimasto più nessuno e sta proponendo la doppia ala destra (S. Castaldo e Rapaj), il doppio centravanti (Boldrini e Puccio) e la doppia ala sinistra (L. Castaldo e Mouslim) che diventa anche tripla allorché sale, arrembante, S. Rocchi, per uno schieramento chiaramente offensivo che si potrebbe, numericamente, sintetizzare in un 2-1-7 (Potrete solo immaginare quanta voce perde il “povero” Volpi nel richiamare i compagni…..).

 

 

 

Viceversa, l’Usap v.g. si stempera in un 4-4-2 ponderato, che lascia vuote le fasce per ammucchiarsi in un ovale centrale che ogni tanto si apre ai lati per far scappare via o l’uno o l’altro, inseguiti dalla muta dei cani avversari, per far girare, quindi, la palla dalla parte opposta dove la saggezza del Dr. Carli si sposa alla perfezione con la fantasiosa simpatia di Panichi e, in questo contesto, i’ Maga, appena entrato, fa il “pesce in barile” congelando o distribuendo la palla a suo completo piacimento.

 

 

 

Qualche minuto dopo un vano ed infruttuoso pressing dei giovani verso la roccaforte sbrecciolata, l’Usap degli Antichi deve fare a meno, nuovamente d’Ivo Tortelli che sente aumentare le palpitazioni cardiache e, via cellulare, la sua dottoressa personale gli impone di lasciare il campo. Rientra Nick Signorini che torna a torreggiare in mezzo all’area assieme al vecchio compagno “Il Mammasantissima” Sig. Giuseppe.

 

 

 

All’imbocco del 60’ ecco l’azione che potrebbe far pendere definitivamente l’ago della bilancia verso i colori gialloblù (quelli più giovani, per intendereci). Pruneti passa a Puccio che, al volo, imbecca Boldrini al limite dell’area tassellato dal Pres Valacchi, finta del Boldro che lascia passare la palla la quale filtra tra le gambe del Pres tanto che il Boldro va a riprendersela dietro sogghignando sommessamente, ma senza fare i conti con il raddoppio di Nick Signorini che entra ad ammazzaconigliolo e fa saltare per aria palla e centravanti. Sfortuna vuole che la palla rimanga fra le gambe del Boldro e Valacchi, pertanto, nel tentativo di rinviarla al volo lascia partire un’ulteriore stecca a mezz’aria che alza di diversi centimetri l’asticella fino a stabilire il nuovo record mondiale di alzata di centravanti, a seguito di stecca, stabilito il 6 giugno 1987 (alle ore 22,14) da Mirko Buraschi a Sovicille, nell’omonimo Torneo di calcio in notturna (ai danni di un oscuro “9” montevarchino) fino a portarlo ad 1,33 (era di 1,27).

 

 

 

Chiaramente viene richiesto a gran voce il calcio di rigore dalla parte lesa (lo stesso Graziano Natale era entrato in campo, via internet, con il suo ologramma preferito per rivendicarlo). Il punto del contendere era se considerare fallo da rigore il primo intervento di Signorini oppure la sua prosecuzione in quello di Valacchi (che, oculatamente, aveva rispiarmiato un “Arbitro, non l’ho nemmeno toccato!” di Mirkiana memoria): entrambi si erano verificati perpendicolari alla riga dell’area, qualche millimetro in qua, qualche millimetro in là. Le proiezioni della VAR non davano esiti certi poiché le immagini erano confuse dall’aggrovigliamento di gambe ed altre varie parti del corpo (qualcuno aveva addirittura vagheggiato d’aver scorto persino l’uccello di’Pelo nel groviglio). Fatto sta che le immagini poco chiare dovevano portare ad una sola soluzione plausibile e che poteva essere accettata da tutti. Furono convocati i due capitani e al fischio di pronti via di Corsi: “Bim bum bam! Pesce fritto e baccalà!” venne fuori numero pari, scelto da Pruneti, mentre Lecami aveva optato per il dispari.

 

 

 

Rigore, pertanto, di cui si incarica Vincenzo Castaldo “Ghe pensi mi!” (più o meno, ma con una cadenza meridionalizzata). Palla sul dischetto, rincorsa dritto per dritto, Lecami piegato in attesa, quattro passi e stangata violenta sulla destra del portiere, la palla s’alza, s’impenna, mulinella prepotente e con altrettanto vigore sbatte contro la traversa, rimbalza sulla riga dell’area piccola, sorvola la testa di Vincenzo e mentre sta uscendo dall’area grande, al volo, in mezza rovesciata la calcia lontanissimo i’ Maga con tutta la squadra che corre ad abbracciare i’ Lecami, che non si era assolutamente reso conto di niente poiché stava ancora attendendo …..la battuta del rigore&hel


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