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PARLIAMONE CON.....Francesco Salvi

 

 Rubrica periodica di Mariano Rocchetta

 


 

 

 

 

"Checco" Salvi, cuore pulsante del Campiglia antico e moderno

 

Il quinto appuntamento della seconda stagione di interviste è con l’unico protagonista che, si può dire, ha vissuto, da calciatore l’intera epopea vincente del Campiglia, dal 1995 ad oggi, fregiandosi di tutti i titoli conquistati dalla Società bianco azzurra, dal campionato provinciale eccellenza vinto per ben quattro volte, al campionato regionale, fino all’apoteosi del titolo di campione nazionale UISP nell’indimenticabile finalissima giocata nel campo di Montepulciano nel luglio 2011.
Stiamo parlando dell’emblema per antonomasia della Società del Presidente Socci e del Direttore Sportivo Spinelli, dell’elemento portante e  più rappresentativo, del capitano Francesco Salvi – classe 1972 - che ringraziamo, innanzitutto, per la disponibilità concessa a partecipare a questa nostra chiacchierata.


D. Cominciamo proprio da qui, dalla vittoria del titolo nazionale. Cosa ha rappresentato per te personalmente e, poi, per l’intero entourage campigliese questo successo?
R. A livello calcistico la soddisfazione più grande che abbia mai provato e per l’intero ambiente campigliese è stata la consapevolezza che certi traguardi non si raggiungano per caso, ma al culmine di un’accurata programmazione.


D. Era già stata un’impresa primeggiare a livello regionale…. Quando e come vi siete convinti che potevate farcela a vincere prima il regionale e, poi, a conquistare anche lo “scudetto”?
R. Eravamo già partiti con l’idea che si andava per giocarci tutte le nostra chances, per vincere, fin dal momento che siamo partiti per Chianciano ad affrontare le finali nazionali. Poi la consapevolezza vera e propria è scattata all’atto della vittoria della prima partita, non giocata alla nostra solita altezza, ma vinta ugualmente, nonostante ci si preoccupasse di avere ancora addosso le tossine del viaggio premio a Londra.


Facciamo un passo indietro. Tracciamo velocemente un breve profilo della tua carriera pre-Uisp. Che tipo di giocatore eri da ragazzo?
R. Ho fatto tutta la trafila nella Colligiana dall’età di nove anni fino a giungere alla prima squadra.


D. Che ricordo hai della vita trascorsa nel settore giovanile colligiano?
R. Del settore giovanile della Colligiana mi porto un ricordo bellissimo. E’ stato per me come vivere in una seconda casa, mi ha fatto crescere sia come ragazzo che come uomo, è stato molto educativo.


D. In prima squadra qual’è il tuo impiego?
R. Giunto alla prima squadra vi ho giocato per due anni (la Colligiana frequentava la Serie D ndr), come centrocampista propositivo, almeno fino a quando ho subito un grave infortunio: rottura legamenti del ginocchio sinistro durante una partita in Coppa Italia.


D. Il ritorno è stato lungo?
R. Mi ci è voluto un intero anno per recuperare e ho ricominciato dalla Virtus Poggibonsi nel 1992 in seconda categoria dove abbiamo vinto il campionato, ma all’inizio del secondo anno ho risubito il medesimo infortunio….


D. A questo punto ti chiedo come sei riuscito a ritornare dopo un secondo infortunio simile al primo?
R. Soprattutto mi ha incitato la grande voglia di non smettere di giocare a pallone, anche perché avevo soltanto 23 anni e non volevo finire così la mia passione.


D. Quindi ritorni nella Virtus, e poi arrivi alla Uisp. Una cosa che sanno in pochi: quanto sei stato vicino a venire all’Usap? So che Graziano Sollazzi ti aveva contattato…..
R. Molto vicino poiché ero, e lo sono tutt’ora, amico di Massimo Muzzi, eravamo compagni di banco a scuola, e del padre Franco, e fu lui che mi propose a Sollazzi.


D. Cosa ti ha fatto optare per la scelta di Campiglia?
R. Quello che mi ha fatto decidere è stato il notevole entusiasmo espressomi dalla coppia Socci/Spinelli nel volermi vedere a tutti i costi con la maglia del Campiglia, che veniva dalla vittoria del campionato di Promozione e non voleva assolutamente essere una meteora nel campionato eccellenza provinciale.


D. Abbiamo detto che sei l’unico ad aver vissuto sul campo tutta la parabola vincente del Campiglia (dirigenza esclusa, naturalmente). Sai che da quando è in Eccellenza il Campiglia non è mai sceso al di sotto della 5ª posizione in classifica?
R. Sì, Spinelli lo sottolinea spesso……


D. Se dovessi tracciare una veloce disamina dei momenti rilevanti quali ritieni i più importanti e decisivi?
R. I momenti rilevanti sono naturalmente le vittorie conseguite. All’inizio volevamo raggiungere i livelli delle squadre che dominavano in quel momento e sto parlando di squadre di un gradino veramente superiori quali Mobili Sacchini, Usap e La Scala. Ecco quello era il livello a cui bramavamo e potersi poi confermare nel tempo e, una volta raggiunto con la prima vittoria del 2001, con Marco Brocchi allenatore di cui ho sempre avuto un bel rapporto, da lì in poi siamo sempre partiti con l’intenzione principale di ottenere il massimo in ogni campionato o competizione che affrontavamo. Il vero e proprio spartiacque che  ha definito la trasformazione del Campiglia Amatori al Campiglia organizzato e programmatore che si conosce adesso è, scuramente, l’avvento di Mister Faccin alla guida della squadra nel 2005. Da lì in poi siamo stati, obiettivamente, la squadra da battere.


D. Con questi risultati il Campiglia è divenuto una delle società più importanti di tutto il panorama Uisp. Se c’è, secondo te, qual è il segreto del successo?
R. Secondo me il merito va principalmente ad una società che non ti fa mancare assolutamente niente e, quindi, chiaramente i giocatori sono messi nelle condizioni di dare sempre il meglio di sé stessi.


D. Quanto è riconducibile questo aspetto sui giocatori che sono passati nella squadra in tutto questo tempo e sullo spogliatoio, che ho sempre visto molto unito?
R.  L’aspetto lo si coglie con l’inserimento dei nuovi elementi che rimangono quasi subito colpiti dall’ambiente in cui si immergono e si predispongono già a suo agio nell’affrontare la stagione calcistica. La cosa più rilevante dell’aspetto tecnico è che il nostro spogliatoio pare assumere quasi un livello professionale, poiché l’allenatore e tutto l’ambiente ti fanno sentire come un giocatore importante che va a fare qualcosa di importante e non a passare solamente qualche ora di svago.


D. Cosa rispondi alle critiche, nemmeno tanto velate, che se non ci fossero i ragazzi extracomunitari il valore del Campiglia cambierebbe?
R. Vedi ti giro la domanda: il Vico senza Lorini cosa sarebbe? L’usap senza Leone o Panti? Lo Staggia senza Mariani? In qualsiasi squadra, se gli levi i giocatori più forti, cambiano valori e aspetto.
 

D. Qual è il compito del capitano in questo ambiente? Fino a che punto ti senti importante o fondamentale?
R. Da un punto di vista personale ho ricevuto tantissimo sia dalla società che dai compagni con cui ho diviso lo spogliatoio. E ogni qualvolta mi è possibile cerco di restituire tutto quanto ho


D. Negli ultimi due anni il duello principale è stato fra Campiglia e Vico. E’ una cosa che ti ha sorpreso o è una conferma dei valori che cambiano e si consolidano nel normale avvicendamento delle odierne realtà?
R. Il Campiglia in questi anni è l’unica squadra che ha tenuto sempre e comunque un profilo molto alto. Nel corso degli anni, si sono avvicendati tanti concorrenti, dai Mobili Sacchini, al San Rocco, all’Usap (tralasciando la “strana” meteora Malborghetto), fino al Vico che merita veramente tutti gli elogi fin qui raccolti.


D. Il campionato giunto alla decima giornata sta esprimendo alcuni valori e, comunque, è ancora lungo. Ma cosa vedi in prospettiva? Sarà ancora una lotta a due?
R. Noi siamo partiti male, ma siamo in ripresa, il Vico si è dimostrato la forte realtà degli ultimi anni, ma in chiave play-off oltre a noi due, vedo messi bene Usap, San Rocco, Staggia e Padovani.


D. Andiamo con la domanda classica: personalmente, sei favorevole o contrario ai play-off?  ( Il ritorno ad un girone  unico senese come lo vedresti?)
R. Sono contrario ai play-off, anch’io vedrei meglio un campionato a girone unico, com’era prima, comprensivo delle migliori squadre della Val di Chiana, un campionato dove il valore di chi vince è premiato al termine di una lunga rincorsa al titolo.


D. Cosa ci sarebbe da migliorare nel nostro campionato?
R. A parte il ritorno del girone unico vedrei bene anche la trasformazione del punteggio in classifica con i tre punti a vittoria.


D. Il messaggio per il prosieguo del campionato: per te personalmente, per la squadra e la società del Campiglia e per tutto il movimento in generale?
R. Per me personalmente mi auguro di rientrare a pieno titolo fra gennaio e febbraio sperando di liberarmi di alcuni impegni professionali che mi costringono ad un impiego part-time. Per il Campiglia che rifaccia il Campiglia, come ha sempre fatto. Per il movimento Uisp in generale che ci sia il seguito mediatico che ha avuto negli ultimi anni, che lo ha fatto diventare un appuntamento importante nella passione di chi vi partecipa.


D. Cosa non ti ho chiesto e che avresti voluto che ti chiedessi?
R. Quanto incide la mia famiglia sul calcio, e così ti rispondo: è fondamentale, mia moglie e mio figlio (oggi dodicenne) vivono le partite del Campiglia quasi con la stessa intensità con cui le vivo io e, quindi, li ringrazio personalmente perché hanno sempre condiviso con me la felicità di tante vittorie e il dispiacere per qualche sconfitta..


E con questo chiudiamo l’intervista con Francesco Salvi, con l’augurio a tutti per un buon fine di campionato.


         Francesco Salvi
         Mariano Rocchetta


 


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