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PARLIAMONE CON.....Lorenzo Finetti

 

 Rubrica periodica di Mariano Rocchetta


 

Lorenzo Finetti

 

L’ ospite del nostro terzo appuntamento stagionale ha da poco attaccato le fatidiche scarpette al chiodo al culmine di una fulgida carriera interrotta bruscamente, non per suo espresso volere, e frutto anche di una lunga e pacata decisione maturata in ambito familiare. Si tratta di Lorenzo Finetti – classe 1976 - che è stato uno degli elementi portanti, di classe elevata, grande temperamento e genuino senso di appartenenza, ancorché perseguitato dalla sfortuna sul piano infortunistico, che abbia vestito la gloriosa casacca dell’Autocarrozzeria Padovani di Fabio Fazzuoli – Quanti anni sono stati?

R: Ben dieci anni

 

totalizzando un congruo numero di presenze (gol pochini in quanto difensore) tutte nel campionato Provinciale Uisp.
Lo abbiamo con noi a rispondere ad alcune domande e curiosità, per aiutarci a delineare e conoscere un ambiente coinvolgente sul piano sportivo ed umano com’è quello del sodalizio colligiano divenuto, con il trascorrere del tempo ed il conseguimento di buoni risultati, una realtà importante nel panorama amatoriale provinciale e regionale.

 

D. Innanzitutto grazie per la tua cortese disponibilità a questa chiacchierata e cominciamo subito con un profilo della tua carriera calcistica prima del passaggio alla Uisp:

R. – Esordi alla tenerissima età di anni 7 nell’UPP, seguendo le orme di’ mi’ fratello Francesco (di 3 anni più vecchio ndr) che già vi giocava.

 

D. Tutta la trafila giovanile nell’Upp?

R. No, all’età di 13 anni passo alla Virtus nei Giovanissimi Provinciali in seguito all’accordo fra società con l’UPP. In pratica il primo anno lo giocai con la Virtus, nel secondo tornai all’UPP. In questo secondo anno mi sono tolto la soddisfazione di vincere il campionato con allenatore Beppe Brevi. Conseguentemente a questo risultato, l’anno successivo, sono tornato alla Virtus per partecipare al torneo regionale con gli allievi.  All’età di 17 anni, in odore di juniores, mi prende il Sangimignano per partecipare al campionato regionale e sono stato anche chiamato un paio di volte in panchina con la prima squadra in Coppa.  Nel corso della seconda stagione, tuttavia, torno alla Virtus per divergenze di opinione con la società nero verde e, pur facendo sempre la juniores, vengo aggregato alla prima squadra che partecipa alla seconda categoria (risultato retrocessione, ndr).
L’anno dopo vengo chiamato dall’UPP per essere inserito nel campionato Under 21 e, poi, comincio a frequentare i campionati di categoria. Inizio con la 1ª categoria a Gaiole in Chianti (4° posto), quindi scendo in 2ª a Quercegrossa (una nuova retrocessione) e infine a Casole in 3ª dove vinciamo il campionato nel mio ultimo anno, ma dove anche mi sono lasciato non proprio in ottimi rapporti.

 

D. – Hai sempre giocato difensore?

R. – No, da piccino giocavo di punta, una punta molto esterna con una bassa propensione realizzativa. Poi sono “retrocesso” a centrocampo, in mediana dove mi applicavano, a volte, in marcatura sulla mezz’ala, per ritrovarmi infine in difesa (giostrando su tutti i ruoli) già negli juniores della Virtus. La mia forza era una buona tenuta in corsa e continuità.

 

D. Vien d’uopo la domanda da gossip: quando hai conosciuto Camilla (Sabatini, figlia di Rodolfo, ndr), prima o dopo Foffo?

R. Ci siamo conosciuti fin da bambini, eravamo vicini di casa, siamo stati a scuola insieme (elementari e medie) e nello stesso plesso scolastico, anche se in classi diverse, alle superiori.

 

D. Quando scocca la scintilla?

R. Avevamo entrambi 21 anni riallacciando un filarino iniziato all’età di quindici anni.

 

D. Conoscenza basilare per la domanda successiva: come si è svolto il tuo rapporto con un suocero così “ingombrante” sul piano calcistico?

R. Mi ha allenato un solo anno, a Casole proprio nell’anno che vincemmo il campionato. Precedentemente l’ho conosciuto fuori dall’ambiente calcistico, soltanto come il padre di Camilla e nemmeno mi ha mai dato consigli o roba del genere nel corso della mia precedente carriera. Si limitava a guardare i risultati sul “Corriere di Siena” e verificare se avevo giocato!

 

D. Lei ha mai osteggiato le tue scelte calcistiche, indipendentemente dai trascorsi paterni?

R. No, anzi mi ha sempre incoraggiato, fors’anche perché proveniente e abituata a sentire parlare e vivere di calcio in famiglia.  Poi, quando sono arrivati i bimbi (Matteo di 8 anni e Irene di 5) lei chiaramente ha preteso un po’ più di presenza ed attenzione da parte mia.

 

D. Ed eccoci arrivati all’amatori: Perché Padovani, perché Colle, perché Fazzuoli??

R. Siamo nel settembre 2000: già all’epoca lavoravo come rappresentante di prodotti per carrozzeria ed è per motivi di lavoro che ho conosciuto Fabio Fazzuoli, che naturalmente, non appena ha saputo che ero libero da impegni da Casole, mi ha contattato e convinto a far parte del Padovani.

 

D. In questo tuo lungo trascorso nel Padovani, con parole tue, come potresti definire l’ambiente che hai frequentato?

R. Per me è stata una seconda famiglia, dove sono stato accolto benissimo (altrimenti non vi rimanevo per dieci anni) stringendo un rapporto molto stretto, oltre che con la famiglia Fazzuoli al completo, con i dirigenti (i fratelli Valitutto, ricordiamolo) e anche con parecchi dei ragazzi che già vi giocavano.

 

D. Non ti è mai passato per la mente di voler cambiare?

R. In parte, sì, ma soltanto quando la squadra pativa crisi di risultati e più per un mio desiderio di competitività personale. Non ti nascondo che mi hanno cercato anche in diverse squadre (in categoria nel primo anno -  del medesimo campionato amatori negli anni successivi), ma, pur essendo lusingato dell’interessamento altrui, ho sempre voluto valutare ed infine scegliere l’ambiente in cui mi ero felicemente intercalato, rispetto ad una singola avventura in altri posti. 

 

D. La critica nemmeno tanto velata, ed espressa da molte (troppe) parti è quella di essere belli ma non vincenti. Come si risponde a questa maligna insinuazione?

R. Probabilmente una verità di fondo è che non sempre abbiamo avuto il miglior organico per puntare a raggiungere la vittoria finale. E’ certo, però, che come si dice in tutte le società, alla fine se ci sono delle colpe (e non ne vedo poi di così veramente gravi) sono da suddividere con tutte le parti in causa.

 

D. Hai degli episodi o situazioni che ti sono rimasti/e più impressi delle altre in tutti questi anni?

R. Sicuramente l’affetto che mi è stato dimostrato dalla dirigenza e dai compagni di squadra in relazione ai tre gravi incidenti patiti nel corso di questi dieci anni. E in pratica tutti i momenti passati insieme, mi riferisco alle cene collegiali, piuttosto che ad alcune trasferte particolari, sono episodi o situazioni che ti rimangono veramente impressi nella memoria.

 

D. Hai da recriminare su qualche campionato che poteva essere migliore di quello poi risultato?

R. Il campionato che più ci ha lasciato l’amaro in bocca è stato quello del 2006/2007, dove abbiamo conseguito il terzo posto, ma contendendo per una bella fetta di torneo la supremazia a San Rocco e Campiglia. E se non fosse stato per quelle due sconfitte per 0-1 con il San Rocco…………

 

D. Si diceva perseguitato dalla sfortuna negli infortuni. Ne vuoi parlare?

R. Il primo infortunio nel 2002 al ginocchio destro che mi tenne fermo per circa quattro mesi. Ho recuperato senza interventi chirurgici e sono tornato a giocare con convinzione. Il secondo più grosso è del 2005, sempre al ginocchio destro, e lì sono costretto a operarmi fermandomi fra recupero e rieducazione per poco più di un anno. Infine l’ultimo, quello decisivo nel gennaio 2010 che ha azzerato tutta la volontà che avevo immesso nel recuperare testardamente dall’infortunio precedente.

 

D. L’ultimo subito è stato quello che ti ha convinto/costretto a dire basta. Quanto ti è costato? Quanti rimpianti hai e quanto ti pesa l’inattività?

R. Una volta saputa la diagnosi da Merlo, mi sono veramente convinto di dire “basta”. Il rimpianto più grosso è di non aver percepito di poter smettere prima di rifarmi definitivamente male.  Sì l’inattività pesa. Tieni conto che, addirittura, questo settembre mi era baluginata anche l’idea di fare la preparazione assieme ai ragazzi del Padovani. Poi la ragione ha avuto il sopravvento aiutata anche da una forma virale che mi ha tenuto a letto per un mese intero. Attualmente faccio tanta piscina, il mio nuovo sport è il nuoto, libero non agonistico.

 

D. Quanto incide o ha inciso l’opinione di tua moglie Camilla su questo tipo di decisioni?

R. La decisone era già presa dentro la mia mente e lei sicuramente è stata contenta anche in rapporto alle nuove necessità familiari : gestire ben due figli, come abbiamo già detto, comporta un bell’impegno fisico, psicologico ed un sacrificio economico.

 

D. Cosa pensi di aver lasciato alla società ed alla squadra e cosa hanno lasciato in te loro?

R. Innanzitutto un’amicizia reciproca, basata su fiducia e correttezza. Dal mio canto penso, negli anni, di essermi conquistato tanto riconoscimento anche all’interno dello spogliatoio.

 

D. Ecco, parlaci dello spogliatoio.

R. Sicuramente il leader è Sandro. Negli anni ho visto passare tante facce diverse che sono rimaste colpite dalla generale armonia del nostro spogliatoio. Fabio, poi,  è uno che riesce a far integrare qualsiasi nuovo giocatore poiché è come se lo prendesse sotto la sua ala protettrice…….. Ma, mi raccomando, non lo fate incazzare……

 

D. Sei rimasto in contatto?

R. Sono rimasto in contatto, in particolare, con Fabio, anche soltanto per  motivi di lavoro. Comunque, tutti i sabati mi informo sul risultato della squadra e sull’andamento delle partite e del campionato.

 

D. Hai visto partite di recente?

R. No, ho accuratamente evitato di andare a vedere le partite di campionato, anche per non acuire il mio dispiacere nel non potervi partecipare. Ci sono andato una volta, ma non mi ricordo nemmeno quando.

 

D. Se ti proponessero di ritornare nell’ambiente sotto un qualsiasi altro tipo di aspetto (tecnico, dirigenziale, accompagnatore), cosa risponderesti?

R. I’ mi’ figliolo gioca nella Virtus ed il mio tempo libero gli è tutto riservato. E non vedo neanche una prospettiva in tal senso se lui decidesse di continuare a fare attività sportiva.

 

D. Come vedi la squadra quest’anno? Cosa pensi del campionato in generale?

R. Del campionato in generale penso che ancora sia il Vico la squadra da battere. Spero, tuttavia, che sia un campionato equilibrato e combattuto fino in fondo e vediamo, magari, se il Padovani riuscirà ad esserne protagonista, anche se mi rendo conto che l’organico di squadra è notevolmente cambiato e questo comporta sicuramente un periodo di assestamento.

 

D. Ma dei play-off che ne pensi?

R. Quando ho smesso non c’erano e la finale veniva giocata fra le vincenti dei due gironi. Francamente anch’io sono per il vecchio girone unico e non ho molta simpatia per questo tipo di soluzione.

 

D. Infine, cosa auguri e ti auguri?

R. Personalmente, visti i miei trascorsi non molto positivi per infortuni vari, di non affogare in piscina…!  Aldilà dello scherzo auguro al Padovani di poter combattere per posizioni di alta classifica e, in linea generale, ripeto, mi auguro un bel campionato equilibrato dove prevalga la squadra migliore.

 

Benissimo, ringraziamo vivamente Lorenzo Finetti per aver condiviso con noi questo piccolo spazio e tempo e salutiamo tutti calorosamente.

 

        Lorenzo Finetti
        Mariano Rocchetta


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