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PARLIAMONE CON.....Simone Viciani
 
Rubrica quindicinale di Mariano Rocchetta

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Simone Viciani, continuerà a stare lontano dal calcio?

Per questo nostro dodicesimo appuntamento ho l’onore ed il piacere di confrontarmi con uno dei più appassionati e poliedrici personaggi che abbia calcato il mondo calcistico, ed in particolare, amatoriale della nostra Provincia. Numerose sono state le sue mansioni partendo sempre e comunque dall’esser prima protagonista da giocatore, esibendosi nelle varie tappe della sua carriera come dirigente, piuttosto che diesse, oppure coordinatore tecnico, abbracciando i rapporti con il presidente, con la stampa, con l’approfondimento mediatico e……. cosa gli è mancato?
Ne parliamo, naturalmente, e direttamente con lui, Simone Viciani.

D. Buongiorno Simone e grazie della tua cortese disponibilità. Allora, partiamo da ….. Cosa ti è mancato di fare in questa tua poliedricità?

R. In pratica niente, in un paio di partite ho fatto anche l’allenatore: al Memorial “Marisa” a Maltraverso e a San Rocco, in sostituzione del Mister Panichi, quel giorno assente. In campo, poi, ho rivestito tutte le maglie, dall’1 all’11….

D. Dall’1 all’11? Mi vuoi dire che hai giocato anche in porta?

R. Sì, in due occasioni: in quella già citata del Memorial “Marisa” (vincemmo la semifinale per 2-1) e nella partita di campionato Sangimignano-Utensilferramenta che perdemmo 1-0 a Belvedere, ma io parai addirittura un calcio di rigore.

D. Alla faccia della poliedricità! Ma andiamo per gradi e raccontiamo i tuoi primi passi da giovin calciatore …..

R. Primi passi iniziati alla Misericordia. Fui contattato da Ottorino Pratelli (una persona di una grandezza e generosità incredibile che, con sua moglie Anna, non moriranno mai nel mio cuore…) che mi bloccò in fondo a Via del Commercio mentre stavo andando a comprarmi un gelato al Bar Le Terrazze. Avevo 8 anni circa (sono del 1967) e cominciai il mio primo campionato (1975-76) con i “Pulcini” eseguendo tutta la trafila delle giovanili con la “Mise”. Anche quando si fuse con il Barberino per proseguire nell’attività giovanile, facevo parte di quelle squadre avanzando dai Giovanissimi fino agli Allievi e alla soglia della prima squadra che frequentava la seconda categoria. Il Barberino soleva portare i giovani di sedici anni degli Allievi in panchina e, da lì, noi giovincelli si studiavano i movimenti e le giocate del “mitico” Gigi Secci, di Massimo Biotti, di Fabrizio  Manetti.

D. Poi?

R. Poi passo all’Upp per fare l’Under 18. ci resto due anni, conosco tanti ragazzi di cui sono tutt’ora amico, ci divertiamo un sacco, comincio a farmi una prima idea di convivenza in uno spogliatoio adulto e importante.

D. Quindi entri tra i grandi……

R. Eh, sì! Nell’86-87 torno al Barberino in 2ª ed entro nella rosa della prima squadra, gioco le mie brave partite, ma l’anno successivo parto militare e la lontananza della destinazione (Busto Arsizio, Solbiate Olona) mi consente poche possibilità di mettermi a disposizione della squadra.

D. Finito il militare?

R. Finito il militare entro al Monte dei Paschi nell’88, ma la destinazione (Isola d’Elba) mi impedisce una soluzione di continuità in categoria. Trovo appoggio, così, nell’Amatori, nella squadra della Bianchi HI-FI…..

D. E’, quindi, il tuo primo approccio con il Campionato Amatori…..

R. Sì, ed è anche molto divertente e molto inframmezzato dalla poca disponibilità che potevo dedicargli. Nell’89 mi trasferiscono a Scafati, ma vi resisto 4 mesi, mi licenzio ed entro all’Utensilferramenta. Con l’inizio dell’1989-90 ritorno a Barberino in 2ª, allenatore Rumachella, diventiamo amici (lo siamo ancora), ma calcisticamente eravamo agli antipodi.
 
D. Una definizione del tuo ruolo di impiego sul campo?

R. Quando arrivai mi trovai di fronte Sandro Silei, il mio 1° allenatore alla Misericordia. Una persona che mi ha trasmesso tanto a 360°, che mi ha fatto ridere, divertire e crescere: gli voglio veramente bene. Ricordo anche con tanto affetto il buon Giuliano Betti, storico accompagnatore dell’epoca. Al 1° allenamento mi presentai vestito di tutto punto con il completino della Juve, che i miei genitori mi avevano regalato per il compleanno, con il n. 11 di Roberto Bettega sulle spalle. Alla domanda dove preferivo giocare risposi, naturalmente, all’ala sinistra. Ma, molto probabilmente, non fui molto convincente, poiché Sandro Silei mi dette il n. 10 ed in quel ruolo inizia a giocare fino al periodo di Barberino, dove fui trasferito in fascia destra, a fare il tornante a tutto campo. Ruolo che tenni fino a quando non ritornai nell’87 con Silvio Gianassi allenatore. Anche lui mi impiegò inizialmente a destra, ma nel corso del campionato e, in particolare, nel girone di ritorno mi spostò in mezzo al campo nel ruolo di interno puro (il classico n. 8), giocando assieme ai vari Pini, Fusi e Graziano Giannini. Con Rumachella, infine, mi spostai nel ruolo di centrocampista davanti alla difesa che ha completato il mio impiego in mezzo al campo nelle varie posizioni.

D. Sei sempre stato così “sanguigno” come ti ricordo o è il frutto di un processo del campo?

R. Non è proprio un “processo” del campo, ma il campo stesso che ha alimentato questa propensione. Sì, in effetti, sono sempre stato un generoso, che metteva tutto quello che aveva in corpo in campo, senza alcun risparmio energetico, come dici “sanguigno”. Poi, naturalmente, tutto finiva al termine della partita

D. Come arrivi nell’Amatori?

R. Nel 1990-91 con la squadra “Giorli Paolo” (se si esclude quel breve tragitto nel “Bianchi HI-FI”). Un saluto e un abbraccio, innanzitutto, a quella gran persona che era ed è Paolo Giorli; indimenticabili le cene al suo capannone ! Vi sono stato quattro anni, intensi, divertenti, appaganti. Lì ho cementato quelle amicizie che ritrovo e frequento tutt’oggi quando si va a giocare a calcetto con “Osa” Giampiero Signorini, Mauro Picone, Fizio, Cecco Grassini, Davide Secchi, i’ Becono, Massimo Biotti, Luciano Rossi, Claudio Bonechi. Senza dimenticare Stefano Viegi o Andrea Fontani,Stefano Capezzuoli, Giulio Giorli, il “vecchio” Sergio Casagli ed un immenso Giorgio Giorli, che di quel gruppo facevano parte, anche se non vengono al calcetto.
Sul piano dei risultati, poi, ci siamo tolte le nostre brave soddisfazioni con il raggiungimento delle semifinali nei primi due anni (allora il campionato sotto l’Eccellenza proponeva un finale tipo play-off per la vittoria finale) sconfitti sempre ai rigori prima dai “Lampadari Bartalini” e poi dall’”U. S. Melini”. Ma al terzo anno il torneo lo vinciamo noi, battendo in finale per 1-0 l’Autocarrozzeria Leoncini. Partita a cui, purtroppo, non partecipo per squalifica a causa dell’ammonizione presa nella semifinale. Grandi Mister Carlo Tanzini e Sandrone Tirinnanzi!
Decidemmo, poi, di non salire, come ci spettava di diritto, in Eccellenza, preferendo rimanere in un alveo che ci pareva più confacente alle nostre caratteristiche sia tecniche che ambientali.

D. Vediamo “Giorli Paolo” e mi sa che già cominci a non esser e soltanto un giocatore……

R. Sì, effettivamente ed in particolare nella seconda parte del periodo in esame mi mettevo volentieri a disposizione per dare una mano per quello che c’era bisogno di fare.

D. Cosa ci trovi di fondamentalmente diverso dalla FIGC….

R. La principale cosa che ho notato è il passo diverso rispetto alla categoria, uno sviluppo di gioco più lento, ma che con il passare del tempo si è poi risolto quello giusto da tenere per il campionato di riferimento.

D. L’avventura al “Giorli” finisce e, prima di passare all’UTF?

R. L’ultimo anno non è molto soddisfacente, non ci qualifichiamo neanche per i play-off e finiamo il campionato troppo presto. A ottobre 1994 mi sposo. Scelgo di cambiare squadra e vado al Bar Perù. Quella che sembrava un piccolo azzardo si trasforma in una delle stagioni più divertenti della mia carriera. Lì vi conosco i’ Capoccio….

D. Bravo, eccoci ad un punto cui tengo particolarmente. Non scorderò mai la tua e-mail di congratulazioni per un ricordo che avevo esternato sul Capoccio. Mi sono sempre ripromesso, una volta o l’altra, di chiederti un suo ricordo, come l’hai conosciuto e vissuto, anche un semplice “cammeo”. Ed ora mi sembra giunto quel momento….

R. I’ Capoccio era un ragazzo straordinario. Solare, un buono in tutte le sue espressioni, un divertente, insieme a lui nello spogliatoio non potevi fare a meno di essere allegro, perché era quella l’impronta che dava quando stava insieme agli altri. Parlare di lui mi fa stringere il cuore, per come l’ho conosciuto, per come ho apprezzato le sue qualità umane, prima che di compagno di squadra. Mi chiedi un suo ricordo e non saprei raccontarti qualche episodio particolare che lo riguarda poiché mi rimane in mente nella sua totale generosità. Forse la cosa che mi viene in mente più immediata è la presa in giro continua con i’ Fico, una sorta di “teatrino” che, anche se magari si trattava delle stesse cose che di erano dette la volta avanti, facevano sempre scoppiare l’intero spogliatoio a ridere in un contagioso coinvolgimento che allietava e divertiva tutti. Grande, grande Capoccio!
 
D. Così arriviamo all’UTF in tutte le sue esternazioni. Diviene un punto focale, un “giocattolo” che contribuisci a costruire ritagliandoti un’importanza sempre più rilevante nell’ambito societario. Quali sono le tappe fondamentali della sua creazione? Che gruppo era?

R. Si arriva all’UTF che nasce nel 1995 da un’idea scaturita dal Bar Cimamori. Viene fondato prima come un gruppo sportivo composto da amici che si ritrovano insieme per giocare a pallone e divertirsi, ma che assume un’identità ed un’importanza sempre più rilevante fino a trasformarla, ufficialmente, in Associazione Sportiva nel 2002 con il nome “La Sirese” (da Siro Cappelli dell’Utensilferramenta, unico sponsor e presidentissimo), con tanto di statuto societario ed incarichi dei soci.
Era un gruppo di ragazzi che, come dicevo, doveva trovare la sua identità. “Rubammo” anche all’Usap l’amico Roberto Pasqualetti. Ci volle il suo tempo, inizialmente sotto la guida tecnica di Moreno Buraschi, che riusciva a far coesistere con il suo carisma e la sua fantasia un gruppo molto eterogeneo di ragazzi, che la disciplina non sapevano nemmeno dove stava di casa.
A Moreno subentrò Luca Calamassi, costretto a deporre le armi da un serio infortunio ad un ginocchio, che prese le redini quasi contemporaneamente all’inaugurazione di Maltraverso e, avvalendosi dei buoni rapporti intercorsi fra Siro Cappelli e Fiorenzo Sacchini, quell’impianto fu il nostro primo grande campo casalingo ed ebbe il suo peso all’ammissione della squadra nel campionato di 1ª categoria Uisp (allora vi erano ben tre categorie provinciali: Eccellenza, 1ª e 2ª), una volta fatta la domanda, che vinse al suo primo tentativo ottenendo l’ammissione in Eccellenza.

D. Ma non vi eravate classificati al 5° posto?

R. Certo, e qualificati per i play-off che ci videro trionfare nella finalissima di Ponte d’Arbia per 2-1 contro l’Isola d’Arbia con il tridente delle meraviglie Sarpa-Morandi-D’Amore che, in quel campionato, fecero un tritello di goals. Uno dei due gol della finale lo realizzai io di testa e, mi ricordo, che nell’entusiasmo dell’esultanza Andrea Fontani si procurò uno stiramento al polpaccio e dovette farsi sostituire!!
Nel 1998-99, dunque, si affronta il nostro primo campionato di Eccellenza e si giocano le prime nostre partite con le grandi squadre
che lo compongono.
 
D. Quali sono i tuoi ricordi per quei primi passi nella “Elite” della Uisp Provinciale?

R. In quel primo campionato partimmo bene. Alla seconda giornata vincemmo contro l’Usap Campione per 3-0 alla Sambuca (noi facemmo gol, loro presero pali e traverse), ma alla lunga la rosa ristretta, alcuni infortuni importanti che ci ridussero qualitativamente le disponibilità (per ben 4 volte il “118” fu indesiderato ospite dei nostri incontri), finirono con il pesare sull’economia del campionato che, ad un certo punto, si fece decisamente in salita. Luca lasciò la panchina a Davide Barzottini nel finale che non potè che traghettare la squadra verso l’inevitabile retrocessione.
Calamassi, tuttavia, ritorna l’anno successivo. Affrontiamo il campionato inferiore con rinnovato entusiasmo e con la rosa rinforzata da gente veramente valida per la categoria che affrontavamo quali Marco Vignozzi e Alberto Brunelli.
Io quell’anno non partecipai. Mi presi un periodo di riposo sabbatico. Avevo patito troppo a livello psicologico e a pelle la retrocessione  e preferii seguire la squadra ed il campionato che affrontava da fuori.
La squadra riottenne la promozione nell’Eccellenza al primo tentativo, ma non me la sentii di rientrare neanche nel successivo anno 2000/2001, vivendo soltanto come tifoso l’appassionante salvezza conquistata sul campo.
L’Utensilferramenta finì il girone di andata a soli 6 punti preparando, così, una nuova retrocessione annunciata. Nel girone di ritorno si scatenò in una rimonta eccezionale collezionando ben 17 punti e conseguendo a quota 23 una salvezza per certi versi insperata. L’unico rammarico nella gioia dell’impresa, il mio che non ne ero stato protagonista in campo con tutti i ragazzi.
Ritornai allora l’anno dopo e anche in quel campionato si raggiunse una salvezza sudata all’ultima giornata con il pareggio nello “spareggio” con i rivali dell’Electra.

D. Quali erano le squadre o le partite che temevate di più e/o quelle che attendevate con più fervore?

R. Sicuramente le gare che aspettavamo con più fervore erano anche quelle che “temevamo” di più, sicuramente, Usap, Sacchini e Campiglia.

D. La trasformazione dell’UTF ne La Sirese è una pietra miliare nel panorama amatoriale valdelsano. Secondo te quali sono stati i punti cardinali di questo passaggio? Quali i successi e le vittorie che ricordi più cari o vicini? Ed i momenti difficili che vorresti cancellare?

R -La storia dell’Utensilferramenta prima e, poi dal dicembre 2002 de “La Sirese F.C. Asd”, mi ricorda dei bellissimi momenti, come la nascita del nostro sito, uno dei primissimi nel panorama calcistico amatoriale, la sede sociale in Via Fiume, un grande entusiasmo nel nostro gruppo, con grande coesione. Oltre a dare i meriti di tutto a Siro Cappelli, il cui contributo è sempre stato fondamentale per portare avanti il nostro divertimento, e non solo in termini economici, ma anche perché non ha mai preteso nessun tipo di condizione “sine qua non” per confermare il suo impegno, se non quello del comportamento etico, devo sottolineare l’impegno di Luca Calamassi, proprietario del fondo dove avevamo la sede, ideatore e creatore del sito e che ha profuso tante energie positive per la causa. Inoltre posso citare come “pietre miliari” della Società: Alessandro “Poldino” Stefani indimenticabile storico bandierino ufficiale, con noi dal primo giorno e già con me nel “Giorli Paolo”, Moreno Buraschi, Marco Vignozzi, David Barzottini, Gabriele “Bakke” Mancini, Nicola Tanzini, Alfonso D’Amore, Claudio Corbinelli, Franco Panichi, Claudio Nuzzo, Marco Matteagi, Alberto Brunelli, Emiliano “Tazio” Morandi, Andrea Fusi, I’ Fico, I’ Bulli, quelle “fogne” di Mirko Pinzuti e Pancino “Zico” Claudio Monaci, tutto il gruppo ulignanese …. e mi perdonino chi non ho ricordato, non per cattiveria, ma al momento magari non mi sovvengono, ma ringrazio veramente tutti, anche colui che ha portato il “secchio dell’acqua”, anche solo per una volta. Tra i ricordi indelebili vi sono: la finale dei play-off del primo anno di 1ª Categoria per l’ammissione al Campionato di Eccellenza a Ponte d’Arbia contro l’Isola d’Arbia (già menzionata) a cui fece seguito un bellissimo pranzo che facemmo affittando una fantastica villa nel “Tavarnellino” insieme alle famiglie; il campionato in cui sfiorammo il titolo, dopo aver vinto 12 partite di fila si perse la 13ª in casa con il Campiglia (a 5’ dalla fine vincevamo 2-1 con uno strepitoso goal di Calamassi in rovesciata….).  I momenti che vorrei cancellare sono sostanzialmente 4: in primis un incidente stradale, nel settembre del ’95:  il pomeriggio avevamo vinto in amichevole precampionato a Castellina in Chianti (2-1 sul San Gallo) e la notte tra sabato e domenica il nostro caro “Panaio” rimase vittima di questa enorme tragedia che gli ha creato danni irreversibili; l’improvvisa morte del grande “Zorro” di Ulignano; il terzo, nemmeno paragonabile ai primi due, ma per me veramente pesante, è stato la gestione della chiusura dell’Associazione Sportiva, coincisa con un mio momento particolarmente difficile sia sul piano psico-fisico che lavorativo, veramente da cancellare; il quarto, un bruttissimo episodio che in campo, o ai suoi margini, non dovrebbe mai accadere, subito da Siro Cappelli….. senza entrare nei dettagli.

D. Tanti ragazzi non lo capiscono. Come si fa a spiegare loro la sostanziale differenza che esiste fra il giocatore ed il dirigente che ci sente per una squadra di cui è stato giocatore? Come si vivono le gioie, le sofferenze ed i giramenti di coglioni?

R. Io ho sempre cercato di dare il massimo, come è mia prerogativa per ogni attività per la quale mi prendo l’impegno, ma la carica “dirigenziale” non mi ha mai entusiasmato, anzi, spesso è stata motivo di pesante stress. Ho sempre detto, infatti, che nel momento in cui avrei appeso le scarpe al famoso “chiodo”, mi sarei ritirato definitivamente. La cosa  che mi (dis)piace testimoniare è che tra i giovani non ho mai visto la voglia di divertirsi che avevamo noi “vecchi”. Sarà perché noi ci portavamo gelosamente appresso l’insegnamento e l’esperienza della strada, dei fondamentali imparati sul marciapiede, dei “triangoli” fatti con il muro, del rispetto che portavamo a “quelli grandi”, ma a vedere o sentire, a volte, qualcuno che si presentava al campo non sapendo neanche quale squadra avremmo affrontato dopo un’ora, erano cose neanche immaginabili, ai nostri tempi, quando, si aveva difficoltà nel prendere sonno la notte prima di un match che si presentava difficile…….

D. A un certo punto dici basta…. Hai più visto alcuna partita?

R. Devo dire che il momento in cui ho chiuso l’Asd è stato come svegliarmi da un incubo. Forse anche per questo non ho quasi più visto una partita di Amatori.

D. Perciò, chiedendoti un parere dal di fuori, cosa pensi di potermi dire?

R. Ogni tanto do un’occhiata al vostro sito (dell’Usap ndr) per vedere i risultati. Ho visto che è cambiata la formula del campionato.

D. Domanda fatidica ed a cui nessuno, finora, si è sottratto: cosa pensi dei play-off, così come inseriti da una stagione a questa parte?

R. Personalmente il fatto che si siano fatti i 2 gironi, con i play-off, ritengo che renda la competizione più interessante, un campionato che si gioca fino all’ultima giornata ci voleva. Come ci voleva, però, subito la regola che, comunque, la classifica finale della “regular season” desse il vantaggio della posizione raggiunta proprio in sede di disputa dei play-off. E, sicuramente, chi vince quest’anno lo avrà indiscutibilmente meritato senza che questo discorso venga frainteso come giudizio sulle passate stagioni che, come sopra detto, non ho proprio seguito.

D. Ma hai mai pensato, in qualche modo, di voler rientrare?

R. La mia attuale vita lavorativa è molto cambiata. Gli impegni sono giocoforza aumentati; non avrei nemmeno il tempo, figuriamoci le energie per occuparmi di altre cose che non siano il lavoro e la famiglia.  Mi hanno contattato, e questo mi ha fatto molto piacere, per dare una mano in diverse situazioni (amatori, calcio a 5, settori giovanili), ma non ho potuto accettare.

D. Non sei mai stato uno tenero con il settore arbitrale. Dove e come potrebbe migliorare il rapporto in campo?

R. La mia impulsività e generosità in campo mi ha portato spesso a “carenze” di ossigeno che, puntualmente, mi portavano ad avere problemi con gli arbitri. E ti posso dire che qualcuno mi sembrava anche prevenuto nei miei confronti. Posso citare un episodio, ai tempi del “Giorli”, nel quale un avversario mi provocò dicendomi che mi sentivo troppo bravo. Io, allontanandomi, mi risposi che mi consideravo il peggiore di tutti i miei compagni… e l’arbitro sventolò il rosso a tutti e due, equivocando chiaramente lo scambio di battute avvenuto fra di noi.
Migliorare, soprattutto, nel dialogo che è il primo passo per esigere quel rispetto che si pretende in campo, limando quella distanza, quasi supponente, che, specialmente ai nostri tempi, pareva una muraglia. Certezza nelle regole, da applicarsi equamente fra le contendenti, chiunque esse siano, anche soltanto nelle spiegazioni o nei suggerimenti regolamentari. Elasticità nel configurarsi con gli episodi senza farne un carico da cento a quelli che possono essere sbrigati con fermezza, sì, ma senza andare a discapito della regolarità della partita. Ricordo un bellissimo episodio in una partita in notturna di Coppa Toscana quando con La Sirese andammo a giocare ad Empoli. Giocavo libero e protestai vibrantemente con un segnalinee per un fuorigioco, a mio avviso, non fischiato. L’arbitro, senza interrompere la partita, mi affiancò in corsa imponendomi di troncare la protesta, se non volevo fare una doccia anticipata. A fine gara mi complimentai con la terna per come aveva gestito la situazione rimettendomi in riga e facendomi capire il mio errore, trasmettendomi la giusta esigenza di rispetto ed il polso nel tenere la partita.
……. Ma i nostri arbitri, fuori del campo, erano decisamente tutti bravi ragazzi! 

D. Non ti chiedo un pronostico per la vittoria del campionato…… o sì?

R. Massì…! Siccome ci sono diversi ragazzi che conosco, e con qualcuno abbiamo anche giocato insieme, spero che il campionato lo vinca il Vico. Da ciò che sento dire, hanno creato un bel gruppo, hanno le strutture per valorizzarlo e mi sembra abbiano l’entusiasmo che avevamo noi…. Auguro loro miglior fortuna! E poi mi farebbe piacere anche per Riccardo Pucci, che si è dovuto fermare forzatamente e solo chi lo conosce può capire quanto può soffrire a star ferma una persona così….

D. Siamo ai saluti finali, cosa auguri a tutto il movimento amatoriale per il 2012? Hai dediche particolari da confezionare?

R. Auguro a tutte le squadre degli Amatori di godere sempre della bellezza di questa disciplina e cercare di interpretare tale attività tenendo sempre ben presente i valori di questo magnifico sport, il calcio, che deve essere, ripeto, sempre momento di svago, allegria divertimento!

Grazie Simone della tua notevole disponibilità.

Grazie tante “Pelo”, per il tuo invito. Mi ha fatto molto piacere, essendo fortemente nostalgico del mio passato, “rivivere” momenti belli e “non”. Grazie ancora,

    
Simone Viciani
         Mariano Rocchetta

 

 

 

 

 


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